Il respiro dell'Atlantico:

da Porto a Lisbona

Tra fari monumentali e alte scogliere, piatti di baccalà e nebbie mattutine, suggestivi murales e comode piste ciclabili, ecco uno speciale “scrutinio” per il mio cicloviaggio in Portogallo, materia per materia.


Porto

Giugno 2026. Tempo di scrutini, di pagelle.

Per molti, anche tempo di esami di maturità.

Quante materie, in questi giorni, abbiamo dovuto ripassare quando eravamo studenti alla conquista del fatidico diploma!

Materie che, almeno in parte, avremmo poi di nuovo ritrovato in molte circostanze della nostra vita futura. Magari in occasione di un bellissimo viaggio in bicicletta.

E allora mi piace raccontarla così, la mia ciclovacanza sulla costa atlantica del Portogallo, materia per materia. Ma senza voti: questi sono a discrezione di chi avrà il piacere di leggere le pagine che seguono.

Storia

25 aprile. Due nazioni: Italia e Portogallo.

Una data che, infatti, ci accomuna ai lusitani, seppure relativa ad anni differenti.

Per noi, come tutti sanno, è il giorno in cui nel 1945 avvenne la liberazione dall’occupazione nazista e dal regime fascista. I portoghesi, invece, celebrano la ricorrenza del 25 aprile 1974, quando ci fu la “rivoluzione dei garofani”, il colpo di stato militare che pose fine a quarant’anni di regime dittatoriale e oppressivo.

Lisbona

L’evento viene così ricordato per via dell’iniziativa di una fioraia, Celeste Caeiro, che iniziò a distribuire garofani rossi ai soldati, i quali infilarono i fiori nelle canne dei propri fucili e sui carri armati, così trasformando il garofano rosso nel simbolo mondiale di una rivoluzione non violenta.

Numerose sono le testimonianze che, di questo storico evento, ho potuto ammirare durante il mio viaggio in Portogallo, come la suggestiva installazione di un garofano gigante retto da due mani o il muro con centinaia di mattonelle rievocanti la liberazione (con i predominanti colori della bandiera portoghese, rosso e verde): opere entrambe realizzate a Lisbona in occasione del cinquantesimo anniversario dell’evento.

Di grande importanza storica in tema anche il Forte di Peniche, situato su un promontorio roccioso curiosamente a forma di pesce, dove ho potuto pedalare su una vertiginosa scogliera letteralmente sul bordo dell’oceano.

La fortezza, un tempo adibita a baluardo di difesa contro le incursioni dei pirati, nel 1934 divenne la prigione simbolo dell’oppressione della dittatura portoghese. I prigionieri vennero poi liberati in occasione della rivoluzione dei garofani e oggi il sito ospita il “museo nazionale della resistenza e della libertà”, contenente anche un imponente memoriale: un muro con incisi i nomi di oltre 2.500 oppositori e prigionieri politici che qui vennero incarcerati durante il regime.


Letteratura

Entrare in una frutteria e vedere le pareti tappezzate di libri fino al soffitto.

Penso che possa accadere giusto qui, ad Obidos.

Questo delizioso paesino, le cui tipiche case bianche con i bordi colorati da accese tinte pastello sono racchiuse all’interno di alte mura merlate, risalenti all’epoca della dominazione dei Mori, è stato riconosciuto dall’Unesco come “villaggio letterario”.

Ho letto (tanto per rimanere in tema…) che il borgo, dominato dall’imponente castello medievale, conterebbe circa 200 mila libri (a fronte di 11 mila abitanti), dislocati tra le sue numerose librerie, una delle quali posta addirittura all’interno di una chiesa sconsacrata.

Come tutti i luoghi turistici che si rispettino, il paese paga il dazio di essere molto (troppo?) frequentato durante il giorno, quando numerosi pullman scaricano le frotte di visitatori che affollano la sua suggestiva rua direita, la strada acciottolata che dalla Porta da Vila conduce direttamente sotto i bastioni del castello.

Ma io, non a caso, nel mio viaggio ho scelto di effettuare qui una sosta per la notte e così ho potuto godere del momento più bello della giornata: la partenza dei torpedoni e il meraviglioso silenzio serale che è sceso a ovattare i vicoli illuminati dalle lanterne.

Ed è proprio questa la soluzione che mi sento di consigliare a chi volesse inserire questa suggestiva tappa nel suo viaggio in Portogallo. Per ricambiare il suggerimento, chi lo facesse suo potrebbe magari togliermi un dubbio che poi mi è rimasto: ma quella era una frutteria che vende libri o, piuttosto, una libreria dove potere acquistare prodotti ortofrutticoli?


Geografia

"AQUI… ONDE A TERRA SE ACABA E O MAR COMECA " (qui... dove la terra finisce e il mare comincia).

È incisa nella pietra, questa frase del poeta portoghese del XVI secolo Luís de Camões, e precisamente sul monumento eretto sull'alta scogliera (140 s.l.m.) del Cabo da Roca, e sta a testimoniare che un tempo questo punto geografico era letteralmente considerato la "fine del mondo".

Oggi sappiamo che questo promontorio perennemente battuto da forti venti costituisce semplicemente il punto più occidentale dell'Europa continentale (le isole, Irlanda e Islanda in testa, così come le Azzorre dello stesso Portogallo, fanno classifica a parte quanto a gradi di longitudine), ma arrivare qui in bici dà comunque la suggestiva sensazione di essere un errante cavaliere medievale che si sia spinto ai limiti del globo conosciuto.

Faro di Cabo da Roca

In un luogo del genere, non poteva mancare uno dei simboli per eccellenza della costa atlantica portoghese: il faro. E non si tratta di uno qualunque, bensì del più antico faro funzionante del Paese, operativo dal lontano 1772.

Nel mio cicloviaggio, i fari hanno costituito una sorta di virtuali “puntini” da unire durante la pedalata, giorno dopo giorno, come un gioco di enigmistica che mi permettesse di scoprire, alla fine, il disegno che qualcuno aveva creato per rendere speciale la mia esperienza.

Faro di Cabo Mondego

E così, prima e dopo Cabo da Roca, ho potuto fare la conoscenza, tra gli altri, del faro di Cabo Mondego (inaugurato nel 1922, la cui lanterna è posta a 97 metri s.l.m.), del faro di Penedo da Saudade (che letteralmente si sfiora pedalando su una pista ciclabile affacciata sull’oceano) e del faro di Cabo Raso, che a differenza di tutti gli altri è posizionato direttamente su una piattaforma di scogli all’altezza del livello del mare.

Faro di Penedo da Saudade

Faro di Cabo Raso


Educazione civica

Quali sono i parametri che solitamente si valutano per giudicare il grado di civiltà di una nazione?

L’istruzione scolastica? La sanità pubblica? La raccolta differenziata? La parità di genere salariale?

Tipiche case a Porto sul fiume Duero

A chi viaggia in bicicletta occasionalmente in un Paese straniero, tutto ciò interessa relativamente poco. Ciò che ci colpisce favorevolmente, piuttosto, è un ampio sviluppo della rete di piste ciclabili da percorrere in sicurezza e, sotto questo aspetto, sin dai primi colpi di pedale non ho avuto alcuna esitazione nell’inserire il Portogallo nella parte della lavagna dei buoni.

Nel tragitto da Porto a Lisbona, seguendo l’itinerario Eurovelo 1, si percorrono lunghissimi tratti di pista ciclabile in sicurezza, spesso alternati a tratti dal fondo sterrato lontani dal traffico dei mezzi a motore.

Lungo la bellissima “Strada Atlantica”, poi, laddove non vi era spazio per ricavare una corsia ciclabile separata dalla carreggiata principale, è stata ideata una soluzione che già avevo sperimentato tra le strette arterie che attraversano le foreste del Belgio.

Viene definita “strada a corsia centrale” e prevede due corsie ciclabili laterali (una per ogni senso di marcia) e una sola centrale per i veicoli a motore. I conducenti di questi ultimi sono obbligati a percorrere la stretta corsia centrale, dove vi è spazio per una sola auto, e possono invadere temporaneamente le corsie laterali solo in caso di incrocio con un altro mezzo a motore, previo opportuno rallentamento e solo una volta accertatisi che sulle corsie in questione non stiano sopraggiungendo ciclisti.

Insomma, un raro e graditissimo esempio di “supremazia” del ciclista sulle strade in condivisione!


Latino

Pransum ac paratum esse.

Questa espressione di Marco Terenzio Varrone, la quale è presente nelle sue Satire Menippee ed è traducibile liberamente come “aver pranzato ed essere preparato”, esprime, sostanzialmente, l’esigenza per ogni essere umano di nutrirsi a dovere per affrontare con energia gli impegni quotidiani.

Un po’ come il proverbio dei giorni nostri “un sacco vuoto non sta in piedi”.

È a dir poco evidente come, per un cicloviaggiatore che debba spingere con le proprie forze un mezzo a pieno carico di circa 35 kg, l’esigenza di avere il “serbatoio” sempre pieno risulti primaria e fondamentale.

Sarà forse per questo motivo che, ogni giorno di pedalata, non ho perso l’occasione di una sosta per gustare una “pastel de nata”, prelibatezza locale a base di pasta sfoglia e crema pasticcera, aromatizzata al limone e alla cannella?

Altra menzione speciale, tra i dolci portoghesi assaggiati, merita poi senz’altro la “rabanada”: pane fritto dopo essere stato immerso nel latte e ricoperto d’uovo, per venire infine condito con zucchero e cannella. Insomma... decine di chilometri in bici assicurati!

Nel mio cicloviaggio non è poi mancato, naturalmente, l’apporto proteico fornito dall’alimento che sulle tavole di un Paese che si affaccia sull’Atlantico è onnipresente: il pesce.

Tra un “arroz de marisco” (un particolare risotto brodoso con l’aggiunta di crostacei, cozze e vongole, che ho avuto il piacere di gustare una sera a Praia da Vieira, il suo luogo di origine) e un polpo alla griglia, non potevo certamente esimermi dal gustare numerose volte il più tipico piatto di pesce portoghese: il bacalhau!

Secondo una tradizione popolare, in Portogallo esisterebbero almeno 365 modi di cucinare il merluzzo conservato sotto sale: uno per ogni giorno dell’anno.

Anche se poi, in realtà, le ricette della cucina lusitana per preparare i piatti di baccalà risultano essere addirittura più di mille...

E per concludere degnamente la cena, come non menzionare la ginjinha? Davvero delizioso, questo liquore a base di amarene che a Obidos mi è stato servito in un bicchierino commestibile in quanto composto interamente di cioccolato!


Arte

Può una semplice piastrella assurgere a dominante componente artistica? In Portogallo, sì.

Si chiamano “azulejos”, termine che deriva dall’arabo az-zulayj (“pietra lucidata”) e vennero introdotti dai Mori nella penisola iberica durante la dominazione islamica.

Obidos: Porta da Vila

Inizialmente utilizzate come strumento di decorazione geometrica, ma anche per regolare la temperatura degli edifici e proteggere le pareti dall’umidità, nel tempo i portoghesi hanno trasformato queste mattonelle smaltate in una forma d’arte nazionale che non ha eguali in Europa, con la creazione di enormi pannelli che illustrano scene storiche, religiose e mitologiche.

Gli azulejos sono dappertutto. Dai rivestimenti delle più modeste abitazioni di campagna alle facciate delle chiese, dai muretti dei “miradouros” (belvederi) di Lisbona alle pareti delle stazioni della metropolitana della stessa capitale.

Ho potuto ammirare uno dei più suggestivi esempi di questa forma d’arte nella città di Porto: l’esterno della Capela das Almas (cappella delle anime, o cappella di Santa Caterina) è rivestita di ben 15.947 azulejos bianchi e blu, che ricoprono una superficie di 360 metri quadrati e raffigurano la vita di San Francesco e Santa Caterina, che sono venerati nella cappella.

Se poi non dovessero bastare gli azulejos per donare un tocco di colore alle città, ecco un’altra, decisamente differente, forma d’arte: i murales, che ho potuto ammirare non solo a Porto, ma anche a Cascais (ex villaggio di pescatori, oggi rinomata e raffinata meta turistica detta la “riviera portoghese”) e, soprattutto, a Lisbona.

Porto

Cascais

Lisbona

A proposito dei colori della capitale, credo proprio che, chiedendo a un qualsiasi turista quale sia il primo che gli viene in mente dopo avere visitato la città, questi non esiterebbe ad affermare: “il giallo!”.

Gli iconici tram dipinti di questo sgargiante colore, infatti, in un numero che pare infinito, attraversano Lisbona lungo le arterie principali senza soluzione di continuità, incrociandosi come in un’allegra giostra che rende la città ancora più gioiosa e vivace di quanto già non lo sia e rimanendo facilmente impressi nella mente dei visitatori come l’immagine principale della capitale lusitana.


Fisica

Pedalo lungo la Strada Atlantica in una magnifica giornata di sole, con il vento fresco da nord che mi accarezza le spalle e con la vista che spazia fino all’orizzonte.

La costa si trova a poche centinaia di metri, appena al di là di una gigantesca duna di sabbia che tuttavia mi impedisce di vedere il mare. Decido, quindi, di optare per una breve deviazione e raggiungo la spiaggia. Solo che…. il mare non c’è. O, meglio: c’è ma quasi non si vede.

Si tratta del fenomeno detto upwelling, che si verifica in alcuni giorni d’estate lungo le coste del Portogallo.

In parole povere: il vento spinge l’acqua calda superficiale verso il largo e questa viene sostituita dall’acqua più fredda che sale dal fondo dell’oceano. L’aria calda scorre su queste acque gelide e si raffredda, causando la nebbia di avvezione data dal vapore acqueo condensato. Mi piace definirlo “il respiro dell’Atlantico”.

Il “respiro dell’Atlantico” lambisce il Faro di Penedo da Saudade

E così, mi è capitato di pedalare su numerosi tratti di lungomare immerso in questo singolare ambiente ovattato, salvo poi abbandonare la costa e ritrovare il sole e il cielo limpido in appena pochi minuti.

Un altro particolare fenomeno fisico caratterizza Nazaré, località famosa non solo per l’iconico faro eretto sul promontorio che separa le sue estese spiagge, ma soprattutto per l’altezza record che raggiungono le onde del mare nelle giornate di vento forte, tanto da richiamare qui surfisti da ogni parte del mondo.

La dimensione di queste onde è dovuta alla presenza del canyon sottomarino più grande d’Europa, che spacca la piattaforma continentale e raggiunge in mare aperto una profondità di ben 5.000 metri! Il canyon crea una sorta di “effetto imbuto” per le mareggiate che dall’oceano si dirigono verso la costa, causando un’accelerazione per l’acqua che scorre in profondità e che poi, giunta a contatto con il fondale basso della costa, trova una sorta di muro che crea un “effetto trampolino”.

Le onde, già ora notevoli perché l’energia accumulata in profondità viene improvvisamente spinta verso l’alto, subiscono un ulteriore innalzamento sia unendosi a quelle che, intorno al canyon, più lentamente stanno raggiungendo la spiaggia, sia scontrandosi frontalmente con la forte risacca sottomarina che torna verso il largo.

Non ho avuto il piacere di assistere a questo fenomeno, nel mio transito da Nazaré, ma, al di là della curiosità rimasta insoddisfatta, devo riconoscere che è stata comunque una fortuna, perché il vento forte è certamente più amico di un surf piuttosto che di una bici!

Praia da Nazaré


Filosofia

Nel Simposio, Platone fa raccontare a Socrate che questi avrebbe appreso dalla sacerdotessa Diotima che la madre dell’amore (Eros) sarebbe Penìa, la povertà.

Forse è per questo che, viaggiando, si trova maggiore accoglienza presso le popolazioni e le famiglie più povere: l’arte di arrangiarsi e lo spirito di sopravvivenza hanno evidentemente portato questa gente a instaurare con gli altri un rapporto di amore disinteressato.

Il Portogallo non fa eccezione. Non che si tratti di un Paese con scarse risorse né dove il tenore di vita sia in generale particolarmente basso. Anzi: nelle città principali ho trovato i prezzi del tutto allineati a quelli che abbiamo in Italia e, in alcuni posti a Lisbona, addirittura ben più elevati (ho visto il listino prezzi di un chiosco in una piazza centrale dove era indicato “cappuccino 5 euro”…).

Mi riferisco al fatto che, anche in Portogallo, nei paesi più piccoli e isolati attraversati in bicicletta, ho trovato una gentilezza e un’accoglienza, di quelle che scaldano il cuore di un viaggiatore, inversamente proporzionali al tenore di vita palesato dalle persone con cui mi sono interfacciato; circostanza che - del resto - è del tutto comune ritrovare anche nella nostra penisola, allontanandoci dalle grandi città.

La costa nei pressi del Faro di Cabo Mondego

E così, quasi non mi sono stupito quando, in un minuscolo villaggio dove mi sono fermato a prendere un caffè, nell’unico - modestissimo - esercizio commerciale del luogo, mi è stato sostanzialmente “impedito” di pagare. Così come mi è sembrato quasi naturale che la proprietaria dell’appartamento più spartano dove ho pernottato alla fine di una delle mie tappe (a Praia de Areia Branca) sia stata l’unica a omaggiarmi di prodotti locali (pasticcini e una bottiglia di vino).


Lingua straniera

- A black tea, please -

Alla mia semplice richiesta, formulata nella lingua più diffusa e parlata al mondo, la titolare di una piccola “pastelaria” di Praia da Vieira mostra un’espressione perplessa e interrogativa.

Fortunatamente, trovo soccorso nella moderna tecnologia a mia disposizione e così, grazie a Google Translate, posso rilanciare con… um chá preto, por favor.

A parte questo episodio, pressoché isolato nell’ambito della mia esperienza in terra lusitana, posso tranquillamente affermare che un turista che mastichi anche un po’ di inglese elementare saprà cavarsela egregiamente nelle conversazioni con la popolazione locale, che, soprattutto negli esercizi commerciali e nei luoghi di interfaccia con il pubblico, comprende e parla senza problemi questo idioma universale.

In ogni caso, la lingua portoghese, derivando anch’essa dal latino, presenta spesso vocaboli ed espressioni che hanno assonanza con l’italiano, quando non sono addirittura identici (hospital, casa, restaurante, museu, documento, central, bicicleta, animal…) e, pertanto, anche parlando la nostra lingua possiamo facilmente essere compresi, almeno su concetti e richieste generali, soprattutto se, come è nelle nostre corde, alla parola associamo i gesti…

Un’espressione portoghese su tutte, comunque, va necessariamente imparata e utilizzata per non avere sorprese a noi certamente sgradite: l’unico modo per vedersi servito un reale caffè espresso è… um cafè curto, por favor!

Attenzione, infine, a non commettere uno degli errori che spesso commettono i turisti più inesperti. Se volete fare irrigidire un portoghese, orgoglioso come tutti della propria lingua, provate a rivolgergli la parola in spagnolo e ditegli che… tanto è uguale!


Matematica

La matematica, si sa, non è un’opinione.

Nemmeno i numeri del viaggio, quindi, lo sono.

Eccone qualcuno, dunque, doverosamente a chiusura di questo racconto a tema:

Costa Nova do Prado: abitazioni tipiche

Giorni di pedalata: 7

Km totali: 526 (media giornaliera: km 75)

Dislivello totale in salita: m 4.440 (media giornaliera: m 634)

Tappa più lunga: Porto-Aveiro, km 90

Tappa più breve: Obidos-Praia de Areia Branca, km 60

Tappa con più dislivello in salita: Praia de Areia Branca-Assafora, m 950

Tappa con meno dislivello in salita: Aveiro-Figueira da Foz, m 365

Altitudine massima raggiunta: m 262 s.l.m.

Pendenza massima rilevata: 19%

Temperatura minima durante la pedalata: 19°

Temperatura massima durante la pedalata: 36°

Giorni con pioggia: 1

Forature: 1

Cicloturisti incontrati: 8 (di cui italiani 0)

Fari monumentali: 5

Forti costieri storici: 4

Alloggi in hotel: 1

Alloggi in appartamento (casa vacanze): 6

Piatti di bacalhau: 5

Pastel de nata: 15

Foto scattate: 219

Giorni che mancano al prossimo cicloviaggio: troppi.


L’itinerario