Gravel / MTB
Terrazze e ponti nella valle del Turano
Un percorso di grande fascino e interesse paesaggistico, pedalando nel cuore della riserva dei monti Cervia e Navegna e godendo, dall'alto e dal basso, dei magnifici scorci panoramici offerti dal lago del Turano. Viene proposta anche una variante più lunga e impegnativa, seppur al momento ufficialmente non percorribile in quanto prevede il transito su un breve tratto di strada chiuso ai veicoli.
N.b.: fotografie scattate in uscite svolte in stagioni differenti.
Punto di partenza prescelto per questo itinerario è Roccasinibalda, borgo in provincia di Rieti dominato dal suo imponente castello, edificato come fortezza militare nell'anno 1085 e nel corso dei secoli divenuto anche palazzo nobiliare.
Posteggiate le auto nel comodo parcheggio nei pressi della chiesa all'ingresso del paese, inziamo a pedalare in discesa per circa 3 km, con suggestiva vista sul lato più esteso del castello, in precedenza nascosto ai nostri occhi. Il traffico veicolare, soprattutto nei giorni feriali, qui è praticamente assente, e sembra di procedere lungo una riservata pista ciclabile immersa nel bosco.
Nel punto più basso della vallata, inizia la lunga salita che, in circa 15 km suddivisi in due netti tronconi, ci porta a Stipes. La prima parte, più costante e agevole, è lunga circa 8 km; all'altezza del borgo di Longone Sabino, la strada spiana e il successivo tratto fino a Stipes è ben più "movimentato", in quanto caratterizzato dall'alternanza di mangia-e-bevi e impegnativi strappi in doppia cifra.
Raggiunte in discesa le prime case del paese, giriamo a sinistra per affrontare un ripido strappo che ci introduce al primo, impegnativo, tratto sterrato dell'itinerario. Scolliniamo ben presto all'altezza di un'ampia radura, con vista su Stipes e sulla valle del Turano, che ci apprestiamo a raggiungere percorrendo ora un lungo tratto di discesa.
Il primo chilometro e mezzo è ancora sterrato e occorre procedere con molta destrezza in quanto il fondo è caratterizzato dalla presenza di grosse pietre smosse. Al termine del tratto in fuoristrada, la discesa prosegue sulla destra con un ripidissimo tratto asfaltato che, letteralmente, ci fa "planare" come silenziosi alianti verso le sponde del lago, fino a raggiungere Castel di Tora.
Un pannello informativo ci ricorda che siamo sul tracciato del Cammino di San Benedetto, il notissimo itinerario turistico di matrice spirituale che si sviluppa da Norcia a Montecassino, passando per Subiaco e, prima ancora, proprio per la valle del Turano.
Pedaliamo, ora, costeggiando il lago. La vista può spaziare fino a comprendere ed ammirare appieno il promontorio dominato dal borgo di Monte Antuni, che appare quasi come una sentinella a difesa degli abitanti del vicino paese.
Ci troviamo sulla c.d. "Turanense", una strada spesso percorsa da ciclisti che approfittano della lunga pianura per… alzare la media della propria uscita. Ma non è certo questo, oggi, il nostro scopo. Siamo qui per calarci lentamente e a fondo nel territorio, al fine di scoprirne gli scorci più suggestivi. Vorrà dire che, per "alzare la media", solleveremo un boccale di birra per brindare a fine giro! Per ora, preferiamo girare a sinistra al primo bivio e scoprire la salita panoramica in direzione di Ascrea.
Poco meno di 3 km di ascesa piuttosto regolare, anche con brevi passaggi in doppia cifra, ci conducono a quella che può essere davvero considerata una terrazza panoramica sul lago. Impossibile sottrarsi, qui, a una sosta per contemplare la bellezza di questi luoghi.
"Là dove c'era l'erba, ora c'è… un lago": questa è la scritta che troviamo su un pannello informativo, che ci segnala che, fino alla costruzione della diga nell'anno 1939, la magnifica distesa d'acqua che ammiriamo ai nostri piedi ancora non esisteva.
N.B.: ridiscendendo da Ascrea, al km 27,6 dell'itinerario, è possibile girare a destra, riprendendo un tratto di salita e percorrere, così, la "variante lunga" (per i relativi dettagli ed avvertenze di sicurezza, si veda più avanti, al termine della descrizione del presente tracciato).
Ritorniamo sulle sponde del Turano ripercorrendo, ora in discesa, la strada che ci ha portato sulla "terrazza" e proseguiamo per circa sette chilometri costeggiando il lago che, via via, assottiglia sempre di più la sua superifice fino a ridivenire l'originale fiume che bagnava la valle prima che la diga interrompesse il suo corso.
Al chilometro 37 dell'itinerario, giriamo a destra e affrontiamo un breve tratto di salita per andare a scoprire una strada sterrata che, dopo poche centinaia di metri, appare sulla nostra destra. In sostanza, stiamo tornando indietro, ma questa volta alla scoperta della sponda opposta del Turano.
Si pedala, ora, davvero in piena solitudine, godendo oltretutto di una diversa prospettiva rispetto a quella consueta della Turanense asfaltata, tant'è che si può meglio apprezzare la disposizione arroccata dei due paesi che dominano la valle: Ascrea e Paganico Sabino.
La sterrata prosegue facendoci scoprire due ponti "minori" (rispetto a quello più lungo e ben noto, che percorreremo più tardi) che dalla sponda opposta risultano poco visibili e termina nei pressi di un'area attrezzata, con accesso regolamentato e, nei periodi di secca, con un'ampia penisola che si proietta verso il centro del lago, offrendoci un'inedita visuale su Castel di Tora.
Ritorniamo indietro e attraversiamo il lago approfittando del primo ponte che incontriamo sulla nostra sinistra, per ritrovarci, così, sulla sponda asfaltata del Turano, che ora percorriamo nel senso inverso. Di nuovo un differente punto di vista sulla natura che ci circonda. Del resto, qui ogni ponte, ogni curva, ogni salita, ogni cambio di direzione… tutto permette di scoprire di volta in volta nuovi scorci e la sensazione è che il territorio, così articolato, si diverta a fare un po’ il misterioso e a giocare a nascondino con noi.
E' ora il momento di attraversare il più suggestivo e, come sopra accennato, ben più noto ponte sul Turano: circa 300 metri piacevolmente sospesi sull'acqua, tra Castel di Tora, il promontorio di Monte Antuni e le colline che dominano la sponda opposta del lago.
Al km 52,3 del nostro itinerario, svoltiamo a destra, per addentrarci tra i vicoli di Colle di Tora. La deviazione, come si dice in questi casi, davvero merita.
Anche questo sito è per lo più sconosciuto ai ciclisti che, alla ricerca della sola performance, generalmente scollinano all'altezza dell'ingresso al paese e… tirano dritti senza entrarvi. Ma è un peccato.
E' un peccato perché questa lunga penisola che si protende sul versante nord del lago offre, verso Castel di Tora e Monte Antuni, prospettive nuove e inattese che invece noi, che "performance" sappiamo a mala pena come si scrive, naturalmente non intendiamo farci mancare.
Di nuovo sulla strada principale, proseguiamo fino a raggiungere dopo una veloce discesa, al km 58,4, la diga che ha formato il lago. Anche qui, una breve deviazione è d'obbligo. Dove? Ma sulla diga stessa! Infatti, il culmine della costruzione è perfettamente percorribile (del resto, la strada poi proseguirebbe salendo verso Stipes) e consente di affacciarsi per una suggestiva visuale sul borgo di Posticciola e sulla parte della diga in cui, quando essa viene aperta, defluiscono le acque del lago.
Ritorniamo sulla discesa che ci ha condotti alla diga e la completiamo, per poi affrontare un breve e agevole tratto in salita che ci conduce a Posticciola. Il luogo merita un'ulteriore sosta, al fine di perdersi tra i vicoli per ammirare il "museo diffuso" delle tradizioni contadine e artigiane, ricco di testimonianze del lavoro e della vita quotidiana di generazioni che hanno abitato la valle del Turano.
La salita prosegue con pendenza ancora più dolce, fino a scollinare al km 63 del nostro itinerario; da qui, possiamo anche smettere di pedalare: una piacevole discesa ci porta al bivio per Roccasinibalda e in un attimo ci ritroviamo nuovamente al cospetto delle imponenti mura del castello, la cui vista ci appare davvero come degna conclusione del giro.
La variante lunga: al km 27,6 del tracciato, appena ridiscesi dal descritto "terrazzo" di Ascrea, è possibile girare a destra all'altezza di un tornante e proseguire di nuovo in salita fino a raggiungere la parte alta del paese e affrontare l'impegnativa sterrata che attraversa le gole dell'Obito.
ATTENZIONE: alla data in cui viene pubblicato questo itinerario (gennaio 2023), un breve tratto di strada che attraversa le gole risulta ufficialmente chiuso al transito dei veicoli, per pericolo di caduta massi. Fino alla riapertura, la sua eventuale percorrenza, quindi, è a rischio e pericolo di chi dovesse optare per questa variante del percorso.
Dopo un breve segmento in discesa, la salita inizia immediatamente a farsi sentire. Quasi quattro chilometri in fuoristrada, con numerosi tratti in doppia cifra e con pietre smosse, mettono alla prova le nostre gambe.
Il panorama, in ogni caso ripaga assolutamente della fatica. Siamo nel cuore della riserva dei monti Cervia e Navegna e pedaliamo penetrando letteralmente nella fitta boscaglia che, sostanzialmente, divide i due monti stessi.
Ritroviamo l'asfalto al km 32,6 dell'itinerario, una volta superato lo strappo più duro della giornata. Da qui, la strada prosegue ancora in salita, fino a scollinare quasi a quota 1.100 (il g.p.m. del percorso), ed è seguita da una lunghissima discesa che attraversa Collegiove e San Lorenzo.
Continuiamo a pedalare in pianura su una strada sempre a traffico pressoché inesistente, finché sulla nostra destra scorgiamo le mura di un’imponente costruzione: è il castello di Collalto Sabino, che appare quasi affacciarsi sulla valle per invitarci a raggiungerlo, occasione che naturalmente non ci facciamo sfuggire.
Sono circa quattro i chilometri di salita che, oltrepassata infine la suggestiva "porta vecchia", ci portano sull'acciottolato all'interno del borgo, fino a raggiungere la piazza principale. Qui, accanto alla fontana e al cospetto delle mura del castello, anche il tempo appare essersi fermato, non solo le nostre ruote.
Ritorniamo nel XXI secolo riscendendo dal paese fino al chilometro 52,6, dove giriamo nettamente a destra, infilandoci in una stretta strada che, dapprima a pavimentazione cementata, ben presto diviene una divertente discesa sterrata di cinque chilometri, con qualche tratto in contropendenza.
Al termine della discesa, ci ritroviamo di nuovo sulla Turanense. Giriamo a destra e, dopo tre chilometri, ci ricongiungiamo alla traccia del percorso principale (per l'esattezza, al km 37 di quest'ultimo).
QUANTO, COME, QUANDO
QUANTO
Percorso principale:
km totali: 65,8, di cui:
asfalto: 55,7 km
sterrato: 10,1 km
dislivello positivo: 1.260 mt
altitudine minima: 454 mt s.l.m.
altitudine massima: 913 mt s.l.m.
Variante lunga:
km totali: 89,2, di cui:
asfalto: 70,1 km
sterrato: 19,1 km
dislivello positivo: 1.940 mt
altitudine minima: 454 mt s.l.m.
altitudine massima: 1.098 mt s.l.m.
COME
Nonostante entrambi i percorsi siano sviluppati per lo più su strade asfaltate, i (relativamente) pochi chilometri in fuoristrada presenti rendono naturalmente necessario l’utilizzo di una bici gravel o una MTB. Occorre certamente anche un bel po’ di esperienza e di “manico” per superare alcuni tratti più ostici e per governare al meglio la bici sui tratti di discesa ripidi e sassosi.
QUANDO
Pur essendo teoricamente percorribili in tutti i periodi dell’anno, si sconsiglia di affrontare i tracciati nei giorni invernali più rigidi, quando la presenza di ghiaccio potrebbe rendere la pedalata molto pericolosa, soprattutto nei tratti sterrati, dove il ghiaccio che ricopre di una patina trasparente le pietre non risulterebbe di immediata e facile percezione.
Certamente, l’autunno è la stagione che più si presta per apprezzare il magnifico foliage dei boschi che si attraversano nella zona, avendo la cura, comunque, di evitare di percorrere l’itinerario nei periodi più piovosi, quando soprattutto la sponda sterrata del Turano presenta ampie zone di profondo fango.