Gravel / MTB
Sulle tracce degli Etruschi, tra storia e natura
Da Tarquinia a Tuscania e ritorno, con una doverosa sosta per ammirare il castello dell'Abbadia e il "ponte del diavolo" e numerose, divertenti, varianti in fuoristrada, per godere in maggiore solitudine e sicurezza dei suggestivi paesaggi della Tuscia viterbese.
Punto di partenza prescelto per questo itinerario è la stazione FS di Tarquinia, raggiungibile con il servizio regionale delle ferrovie con possibilità di bici al seguito e dotata anche di un grande parcheggio gratuito per chi, invece, dovesse preferire arrivare allo start con l'auto.
Iniziamo a pedalare seguendo "via della stazione vecchia", mantenendoci lontani dal traffico e attraversando un'area pedonale (in cui, a differenza delle "zone pedonali", il transito in bici è consentito, naturalmente con le dovute accortezze) e giungiamo immediatamente ai piedi della "città delle cento torri".
Località simbolo dell'arte etrusca e interessante città medievale, Tarquinia è ben nota per la sua necropoli, ma anche il centro storico non è da meno e non possiamo esimerci da una pedalata per scoprirne gli angoli più suggestivi, a cominciare da piazza Matteotti, con la sua fontana monumentale eretta dinanzi al palazzo comunale del XIII secolo.
La torre con l'orologio che domina la piazza apparteneva all'antica cinta muraria della città e testimonia, quindi, l'espansione della città nel corso dei secoli.
Proseguiamo il nostro "viaggio nel tempo" tra i vicoli del centro medievale, tra chiese e torri che sbucano dietro ogni angolo, come quella che possiamo ammirare mentre fa capolino dietro alla meridiana che scoviamo sul muro di un'abitazione in fondo a via S. Martino.
Ma non possiamo attardarci troppo: il nostro lungo itinerario ci attende e, quindi, lasciamo la città seguendo una veloce discesa che ci porta sulla via Aurelia Vecchia, che abbandoniamo comunque ben presto per addentrarci nelle strade semideserte della maremma laziale.
Al km 16,5 del tracciato, giriamo a destra per un leggero antipasto di quello che sarà il nostro "menu sterrato" di giornata. Appena 3 km ed eccoci di nuovo a pedalare sull'asfalto, nel cuore della Tuscia viterbese, zona a scarsissima densità di popolazione e caratterizzata, per lo più, dall'alternanza di fattorie e campi coltivati.
Il secondo tratto in fuoristrada ci attende al km 31,5 e ci conduce al cospetto del sito certamente più affascinante del territorio. Il castello dell'Abbadia era in origine un'abbazia benedettina, per poi essere conteso tra famiglie nobiliari per la sua posizione strategica, fino a divenire un maniero fortificato, con tanto di torre di vedetta.
Dopo un lungo periodo di abbandono e incuria, negli anni '60 fu acquisito dallo Stato e oggi ospita un interessante museo archeologico.
Il castello fu costruito a protezione del ponte del diavolo, dal cui parapetto si può ammirare il corso del fiume Fiora, ben 30 metri più sotto.
Questo suggestivo ponte "a schiena d'asino", realizzato in tufo e ricoperto di travertino, fu eretto dagli Etruschi nel III secolo a.C. e poi modificato in epoca romana; pare che sia stato così chiamato dalla popolazione medievale perché si pensava che solo il diavolo potesse realizzare un ponte con archi così alti e ampi.
Seguiamo un altro tratto asfaltato finché, attraversata la strada regionale Castrense, ci addentriamo tra gli ulivi per raggiungere un altro segmento sterrato, questa volta più impegnativo dei precedenti e che prevede anche il passaggio lungo una strada vicinale racchiusa tra due sbarre che impediscono il transito alle auto (passaggio per le bici a fianco delle sbarre) e l'attraversamento di un piccolo torrente (acqua molto bassa).
Il ritorno su asfalto coincide con l'attraversamento del parco eolico di San Giuliano, realizzato nonostante le opposizioni di numerose associazioni ambientaliste, superato il quale raggiungiamo, al km 61 dell'itinerario, un'altra suggestiva località caratterizzata dalle antiche tracce della civiltà etrusca.
Tuscania, così chiamata dagli antichi Romani, in quanto "città dei Tusci" (come venivano appellati gli Etruschi), domina il territorio circostante spiccando sull’alta roccia di tufo dove venne eretta.
Entriamo dalla porta di Poggio, sull'antica cinta muraria, e percorriamo in leggera salita via Roma e via della torre di Lavello, fino a giungere all’omonimo parco adiacente la torre, dal quale si può godere di un magnifico panorama sulla vallata.
Possiamo ammirare, verso la linea dell'orizzonte, i ruderi del Castello del Rivellino e la basilica di S. Pietro, eretta al di fuori della cinta muraria e che raggiungiamo anche per potere ammirare il contrapposto panorama che consente di abbracciare con lo sguardo l'intera Tuscania.
Ritornati sui nostri passi (o, meglio, sulle nostre ruote…), usciamo dal paese e prendiamo una stretta strada che ci proietta immediatamente in aperta campagna. Superata la chiesetta della Madonna dell'Olivio, rieccoci su un tratto sterrato che si presenta via via sempre più impegnativo, sia per la pendenza sia per le tracce lasciate dai trattori che rendono il terreno ancora più sconnesso.
Ma l'ampio e suggestivo panorama che si apre davanti alle nostre ruote, superato il tratto più ripido, ripaga ben presto di ogni fatica.
Terminato il tratto in fuoristrada, giriamo a destra per raggiungere la provinciale, che percorriamo fino al km 80,6 del nostro itinerario.
Ci attendono, ora, gli ultimi due segmenti sterrati (intervallati da un breve tratto di asfalto), il primo dei quali attraversa un fitto bosco, mentre il secondo ci permette di giungere sulla cima di una collina, dalla quale, improvvisamente, riappare in tutta la sua bellezza, la "città delle cento torri" che avevamo lasciato a inzio giro.
E' giunta l'ora di rientrare a Tarquinia, percorrendo con la massima attenzione questa ripida discesa in fuoristrada che fa da preludio all'ultimo, breve, strappo in salita per la cittadina. Da qui, possiamo anche smettere di pedalare, perché le nostre ruote ci riportano in leggera discesa al punto di partenza.
QUANTO, COME, QUANDO
QUANTO
km totali: 98,4, di cui:
asfalto: 70,6 km
sterrato/strade bianche: 27,8 km
dislivello positivo: 1.100 mt
altitudine minima: 15 mt s.l.m.
altitudine massima: 193 mt s.l.m.
COME
In considerazione dei suoi tratti in fuoristrada, il percorso può essere affrontato solo con una MTB o una bici gravel; non è adatto ai neofiti del genere in quanto presenta diversi tratti ripidi e impegnativi.
QUANDO
L’itinerario è fattibile tutto l’anno, anche se, nei periodi piovosi, alcuni tratti saranno decisamente più impegnativi da affrontare per la presenza di fango