Gravel / MTB

La faggeta di Monte Livata

Un itinerario tutto in quota, immersi nella faggeta più grande d'Europa, tra cavalli curiosi e suggestivi panorami che, frequentemente e improvvisamente, si spalancano davanti alle ruote quando si aprono i “sipari alberati”.

N.b.: fotografie scattate in uscite svolte in stagioni differenti


Punto di partenza prescelto per questo itinerario è la località montana di Campaegli, a quota 1.420 mt s.l.m., raggiungibile in auto al termine di una lunga salita che transita per il suggestivo borgo di Cervara di Roma.

Il parcheggio si trova in un luogo certamente idoneo come base di partenza per un’escursione di gruppo: il “piazzale dell’amicizia”!

Iniziamo a pedalare, “salutati” dai cavalli del centro ippico locale, prendendo una larga strada sterrata, inizialmente pianeggiante. Si tratta di una forestale “tagliafuoco” (creata, cioè, per impedire il propagarsi di eventuali incendi nella vegetazione) che congiunge Campaegli a Monte Livata.

Ma noi non puntiamo direttamente a quest’ultima località, che troveremo più tardi davanti alle nostre ruote. Al primo bivio che incontriamo, infatti, abbandoniamo il tracciato principale (da cui rientreremo, giacché da qui inizia il tratto ad “anello” che principalmente caratterizza il nostro itinerario) e procediamo attraversando un largo pianoro che si apre alla nostra sinistra.

Ci troviamo nel cuore del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, pronti ad attraversare alcuni tratti della faggeta più grande d’Europa.

Al km 2,2 dalla partenza, ecco la prima salita. Breve (appena un chilometro e mezzo) ma piuttosto impegnativa, anche in considerazione del fondo caratterizzato da ampie zone di pietrisco che possiamo ritrovare in tutte le zone carsiche dell’Appennino.

Dopo avere superato una “sella” che, sostanzialmente, divide le pendici del Monte Calvo dal Monte Pelato (toponimi decisamente singolari per due rilievi immersi in una faggeta!), una breve discesa ci introduce nella piana di Campobuffone.

Al km 4,5 del percorso, un cartello a un bivio ci indica la nostra direzione odierna: giriamo a destra e risaliamo lungo la Valle Maiura.

La salita è agevole, considerato che la pendenza è costante e poco impegnativa. Possiamo, così, goderci il meraviglioso bosco che ci circonda, con il sole che gioca un po’ a nascondino tra le alte fronde dei faggi.

Giunti al km 7,6 del nostro itinerario, ritroviamo l’asfalto. Ma non dura molto. Svoltiamo a sinistra e proseguiamo sempre in leggera salita, oltrepassando il parcheggio adiacente alla stazione a valle della seggiovia della Monna dell’Orso, per ritrovarci infatti, poco dopo, di nuovo con le ruote su un tratto sassoso.

Il panorama, ora, si apre davanti a noi. Pedaliamo attraversando un ampio altopiano, denominato Campominio, su cui spicca un osservatorio astronomico ben noto a tutti gli escursionisti della zona.

Poco più avanti, la situazione muta radicalmente. E’ una vera e propria “galleria” naturale quella che ci circonda! I rami degli alberi appaiono chiudersi, infatti, sopra le nostre teste, quasi ad invitarci a proseguire in questo che appare come un percorso “obbligato” verso il punto panoramico più suggestivo della giornata.

Ed eccoci, infatti, al km 10,2 del tracciato, alle famose “vedute” alle pendici del Monte Autore. Siamo al g.p.m. di giornata (quota mt 1.766 s.l.m.), il punto ideale per una sosta.

Ci affacciamo da questa terrazza naturale, dalla quale possiamo ammirare tutta la vallata sottostante e le contrapposte pendici dei rilievi di Campo Staffi, oltre a seguire con lo sguardo l’evidente e unica strada che si snoda tra le pendici stesse fino a condurre al notissimo (e altrettanto visibile da qui) Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra.

Ritorniamo sui nostri passi; o, meglio, sui nostri sassi…

Ripercorriamo, infatti, ora in veloce discesa, la forestale che ci riporta nei pressi della partenza della seggiovia, che questa volta tocchiamo proprio con mano, perché è da qui che ora proseguiamo, lungo un sentiero immerso nel bosco, per raggiungere un isolato laghetto e poi ritrovarci, al km 13,9 del tracciato, sul piazzale di Campo dell’Osso.

E’ il momento di fare riposare un po’ le braccia e i polsi, approfittando di poco più di 2 chilometri di scorrevole asfalto, con piacevolissime curve in discesa. L’importante, comunque, è non farsi prendere troppo dall’entusiasmo! Occorre, infatti, moderare la velocità… pena non accorgersi del sentiero, appena visibile, che proprio in prossimità di una curva (all’altezza dei “prati di Stellante”) ci immette nuovamente in un tratto di fitto bosco.

Facendo molta attenzione a non perdere il sentiero, che appare condurre a sinistra mentre noi dobbiamo risalire sulla destra, al km 16,7 del nostro itinerario svalichiamo in prossimità del Colle della Colubretta.

Da qui, una piacevolissima discesa con due ampi tornanti ci proietta letteralmente all’aperto! Si apre davanti alle nostre ruote, infatti, l’esteso altopiano dei “Fondi di Jenne”, che attraversiamo velocemente fino a ritrovare nuovamente l’asfalto, al km 18,7 del tracciato.

Giriamo a destra e proseguiamo sulla strada che da Jenne conduce a Monte Livata, località che raggiungiamo in leggera discesa. Rieccoci, ora, di nuovo con le ruote sul terreno. La salita ha una pendenza leggera, ma il fondo smosso rende comunque un po’ difficoltosa la pedalata. Sulla nostra sinistra, si apre il magnifico panorama verso la valle di Subiaco e i contrapposti monti Prenestini.

Transitiamo di nuovo sotto le pendici di Monte Calvo, questa volta dal versante opposto rispetto al percorso di andata, fino a scollinare per goderci ancora l’ampio panorama della piana di Campaegli.

Il pannello informativo che avevamo già incontrato all’inizio della nostra escursione e, soprattutto, i cavalli che laggiù appaiono quasi in attesa ci fanno capire che la nostra pedalata, dopo quasi 30 chilometri di “evasione” piacevolmente affrontati e goduti con la giusta lentezza contrapposta alla nostra - invece - frenetica quotidianità, è ormai terminata.


QUANTO, COME, QUANDO

QUANTO

km totali: 29,1 di cui:

asfalto: 13,0 km

sterrato: 16,1 km

 

dislivello positivo: 660 mt

altitudine minima: 1.340 mt s.l.m.

altitudine massima: 1.766 mt s.l.m.

COME

Il percorso può essere affrontato solo con una MTB o una bici gravel; non presenta tratti tecnici né particolarmente impegnativi, ma si tratta comunque di un tracciato non adatto a chi sia alle “prime armi” per quanto concerne la guida in fuoristrada.

QUANDO

In considerazione delle frequenti precipitazioni nevose nella zona, l’itinerario risulta praticabile solo dalla tarda primavera fino alla prima nevicata. Sicuramente, il periodo più consigliabile per affrontare il percorso e godere sia di temperature miti sia dei colori accesi del “foliage” è quello della prima parte dell’autunno.


Note:

La descrizione del percorso e la traccia (che si può scaricare al link sotto all’altimetria), naturalmente, non tengono conto di eventuali interruzioni/impraticabilità che dovessero verificarsi per cause occasionali o di nuove chiusure di fondi attraversati.

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