Gravel / MTB
Il grande anello della valle del Mignone
Dalla Mola di Oriolo alle rovine dell'antica Monterano, dalla caldara di Manziana a Tolfa, dalla vecchia ferrovia Civitavecchia-Capranica alla necropoli di San Giovenale e al Parco Marturanum: un itinerario lungo, impegnativo e bellissimo che unisce numerose attrazioni storiche, archeologiche e naturali della zona.
Punto di partenza prescelto per questo itinerario è la stazione FS di Capranica Sutri, raggiungibile con il servizio regionale delle ferrovie con possibilità di bici al seguito e dotata anche di un grande parcheggio gratuito per chi, invece, dovesse preferire arrivare allo start con l'auto.
Dopo appena 600 mt dalla partenza, attraversiamo un passaggio a livello sulla destra e prendiamo il sentiero sterrato immediatamente sulla nostra sinistra (attenzione a non entrare nel secondo sentiero, introdotto da grossi massi di pietra, perché quello è il tracciato della vecchia ferrovia e rappresenta, invece, il punto di rientro).
Percorriamo l'agevole tratto sterrato per circa quattro chilometri, per poi raggiungere su asfalto la ex stazione di Bassano Romano (attenzione: al km 5,1 si gira a destra su una curva a gomito, poco visibile, in prossimità di uno slargo).
Ci attendono ora poco più di sette chilometri di sentiero sterrato, con la prima parte caratterizzata da un saliscendi piuttosto impegnativo, considerato anche il fondo di pietre smosse, fino ad arrivare ad Oriolo Romano, che attraversiamo per raggiungere il Parco della Mola.
Ci troviamo sulle sponde del Mignone, che poi ritroveremo più avanti lungo l'itinerario, e il sito prende il nome da un antico mulino risalente all'anno 1573, realizzato per macinare il grano sfruttando le acque del fiume.
Ma non è il fiume l'unica presenza a dimostrare che, qui, è l'acqua a farla da padrona: una piccola e suggestiva cascata (formatasi a seguito del crollo delle antiche opere di canalizzazione e delle mura perimetrali in tufo), un laghetto in cui si getta la cascata stessa e, infine, una piccola sorgente di acqua sulfurea completano il quadro di questo ambiente idilliaco e incontaminato.
Ritornati sui nostri passi, attraversiamo i campi seguendo uno stretto sentiero che la vegetazione rende piuttosto impervio e proseguiamo poi più agevolmente fino a giungere, al chilometro 25 dell'itinerario, al cospetto delle rovine dell'antica Monterano.
Sorta in epoca etrusca, la città raggiunse il suo massimo splendore come feudo di famiglie papali, fino a passare nelle mani dei Borboni ed essere poi abbandonata a seguito di un'epidemia di malaria nel 18mo secolo e, infine, distrutta e incendiata dall'esercito francese.
"Brancaleone alle crociate", "Guardie e ladri", "Il Marchese del Grillo": numerose sono le produzioni cinematografiche che hanno scelto le suggestive rovine come location per alcuni loro ciak e oggi abbiamo la fortuna di poterle apprezzare liberamente come in un museo gratuito a cielo aperto, a cominciare dalla grande fontana e dai resti dell'acquedotto, che ci danno il benvenuto mentre pedaliamo per raggiungere, dopo un brevissimo strappo in salita, la grande piazza dominata dalla fontana del Bernini e dal convento di San Bonaventura.
Da un sito di interesse storico a una meraviglia naturale: attraversato il Bosco di Macchia Grande, facendo attenzione a mucche e cavalli che facilmente qui si possono incontrare, giungiamo alla caldara di Manziana, resti di un antico cratere e oggi area protetta costituita da un'ampia palude su cui spiccano piccoli geyser che spruzzano acqua sulfurea, fanghi e gas.
L'odore di zolfo ci accompagna mentre attraversiamo un bosco di betulle assolutamente insolito e rarissimo per questa zona, in quanto situata ad appena 250 mt sul livello del mare, e al chilometro 41,5 dalla partenza ci troviamo ad affrontare il più lungo tratto asfaltato dell'itinerario.
Fortunatamente, la possibilità di avere a che fare con il traffico dei veicoli a motore dura ben poco. Sono sufficienti, infatti, appena quattro chilometri e mezzo per girare a destra in direzione di Pian della Carlotta, e poterci così rilassare su questa strada secondaria così vicina ma che, al tempo stesso, ci appare lontanissima dalle auto che appena pochi minuti fa sfrecciavano a velocità sostenuta in direzione del mare.
Al chilometro 50,8 dalla partenza, una secca curva a gomito a destra ci obbliga a un altrettanto repentino alleggerimento dei rapporti: inizia, infatti, un tratto di salita di circa 4,5 km che, di fatto, costituisce il primo dei due segmenti impegnativi che, inframezzati da una lunga discesa, conducono nel cuore di Tolfa, località posta a quasi 500 mt. s.l.m. e dominata da uno sperone roccioso dove si possono ammirare la rocca Frangipane e il santuario della Madonna della Rocca.
Una sosta per rifocillarci e tirare un po' il fiato qui è d'obbligo, non foss'altro con la scusa di affacciarci dalla balaustra della piazza principale per ammirare la sconfinata e verdissima valle del Mignone.
Ma è giunto il momento di tornare a vederlo più da vicino, questo fiume intorno al quale si sviluppa il nostro itinerario e così, attraversata la cittadina, imbocchiamo poco dopo in discesa via del Marano, sulla sinistra in prossimità di una larga curva, per proseguire di nuovo nel cuore della vallata, lontani dal traffico motorizzato, lasciando alle nostre spalle i ruderi della Rocca Frangipane che fanno capolino, in lontananza, tra la vegetazione.
La strada prosegue tortuosa, tendenzialmente in discesa seppur con qualche strappo ripido in contropendenza, e per circa 20 chilometri, dei quali la seconda metà su fondo sterrato, non incontriamo anima viva, rimanendo quasi sopraffatti dal panorama incontaminato che appare estendersi fino all'orizzonte.
Dopo avere percorso 89,3 chilometri dalla partenza, imbocchiamo uno stretto sentiero ritrovandoci, così, sul vecchio sedime della ex ferrovia Civitavecchia-Capranica, una delle più lunghe e note "greenway" italiane ricavate da vie ferrate dismesse nel secolo scorso, dove ci attende immediatamente un doppio ostacolo.
Un tratto notevolmente fangoso, infatti, ci obbliga a condurre la bici a mano e, immediatamente dopo, siamo costretti a scavalcare un'alta barriera di cemento per introdurci nella più lunga (circa 1,3 km) delle svariate gallerie che si incontrano percorrendo questo tratto dell'itinerario.
Le gallerie, in ogni caso, non sono illuminate e, perciò, vanno affrontate con la dotazione di potenti luci anteriori. Inoltre, è bene evitare di pedalare al centro delle stesse, in quanto la rottura o lo smottamento di numerose delle lastre che coprono la profonda canalina che vi si trova costituiscono un serio pericolo di caduta improvvisa.
Al chilometro 93,2 dalla partenza, un suggestivo scenario si apre dinanzi agli occhi: attraversiamo il vecchio ponte sul fiume Mignone, che scorre tra la rigogliosa vegetazione diverse decine di metri lì in basso, e ci riteniamo decisamente più fortunati dei viaggiatori che, più di cinquant'anni fa, utilizzavano questa linea ferroviaria. Noi, infatti, abbiamo qui tutto il tempo per scendere dalla bici e concederci un (lungo) momento per godere del meraviglioso panorama che ci circonda a 360 gradi.
Rimontati in sella, percorriamo un tratto di sei chilometri in leggera salita e dal fondo di pietre smosse, per poi lasciare (momentaneamente) il tracciato della vecchia ferrovia e attraversare un esteso altopiano di campi coltivati e dirigerci, così, verso Civitella Cesi, senza trascurare la breve deviazione (al km 102,8 del percorso) per resti della necropoli etrusca di San Giovenale.
Il borgo di Civitella Cesi è uno dei più piccoli (e silenziosi…) del Lazio e il suo castello (risalente al secolo XI) che domina la piazza principale appare quasi "sproporzionato" rispetto al resto del tessuto urbano.
Dal silenzio al… silenzio assoluto: attraversiamo rapiti il Parco Marturanum (avendo la cura di richiudere il cancello che troviamo installato per il contenimento del bestiame), area naturale protetta dall'aspetto decisamente incontaminato e quasi "selvaggio", dove è certamente più facile incontrare qualche esemplare quadrupede piuttosto che "intrusi" bipedi, e ritorniamo sul tracciato della vecchia ferrovia all'altezza di Barbarano Romano.
Ci attendono, ora, gli ultimi 10 chilometri, tra sottili strisce di terra che serpeggiano tra la vegetazione e ulteriori gallerie che ci ricordano l'antica destinazione di questo tratto, per ritornare al punto di partenza e chiudere, con soddisfazione, l'itinerario.
QUANTO, COME, QUANDO
QUANTO
km totali: 123,1 di cui:
asfalto: 53,3 km
sterrato / strade bianche: 69,8 km
dislivello positivo: 1.950 mt
altitudine minima: 26 mt s.l.m.
altitudine massima: 495 mt s.l.m.
COME
Il percorso può essere affrontato solo con una MTB o una bici gravel. Non presenta tratti particolarmente tecnici né insidiosi, tuttavia occorre una discreta preparazione atletica per completarlo in un giorno, in considerazione del dislivello complessivo nonché dei numerosi tratti di salita in doppia cifra presenti.
QUANDO
L’itinerario è fattibile tutto l’anno, anche se, nei periodi piovosi, lunghi tratti saranno decisamente più difficili da percorrere per via del fango.