Gravel / MTB
Il doppio anello dei Monti Simbruini
Un percorso in fuoristrada molto impegnativo, per il fondo in gran parte sconnesso e per alcuni passaggi ripidi e tecnici, ma di enorme interesse paesaggistico, pedalando nel cuore della faggeta più grande d'Europa.
Punto di partenza prescelto per questo itinerario è un comodo parcheggio nel paese di Pereto (AQ), proprio sotto le mura del castello che, da più di mille anni, domina i tetti delle case e la pianura sottostante.
Lasciata l'auto e inforcate le bici, affrontiamo immediatamente la lunga salita che ci porterà nel cuore delle montagne. Dopo appena 2 chilometri, la strada asfaltata cede il posto a una larga strada bianca dal fondo piuttosto compatto e agevole da affrontare.
Al km 5 dell'itinerario, giriamo a sinistra a un evidente bivio e continuiamo la nostra salita, sempre con una pendenza agevole, ad eccezione dell'ultimo strappo che, al km 7,5 del percorso, ci fa "scollinare" ed entrare nella piana di Campocatino (da non confondere con la località turistica Campo Catino, che si trova invece sui monti Ernici, in provincia di Frosinone).
Mentre tiriamo un po' il fiato, la fatica sin qui accumulata si fa ben presto dimenticare grazie al paesaggio magnifico che si apre dinanzi ai nostri occhi. Pedialamo in un tratto di pianura cercando di non infastidire mucche e cavalli che, giustamente, pascolano e scorazzano liberi in un territorio nel quale noi siamo solo estranei cittadini di passaggio.
Il relax dura, però, ben poco: due tratti di salita impegnativi, inframezzati da una lunga discesa nel bosco, ci introducono nell'Assolato di Acquaramata, che seguiamo in costante discesa fino a raggiungere il Piano del Pozzo.
Ci troviamo nel cuore del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini: un territorio incontaminato esteso circa 30.000 ettari tra Lazio e Abruzzo, ricco di pianori carsici e acque sorgive che si alternano alle estese macchie della faggeta più grande d'Europa.
Poco più avanti, al chilometro 15 dell'itinerario, ignoriamo la prosecuzione naturale della strada sterrata e giriamo nettamente a destra, affrontando un tratto di salita nel quale anche i più allenati saranno costretti a mettere il piede a terra e proseguire con la bici a spinta per qualche centinaia di metri, in considerazione del fondo sassoso decisamente impraticabile.
Raggiunta la sommità della salita, continuiamo a pedalare su un fondo via via sempre più agevole, mentre alla nostra sinistra si apre sempre di più il panorama sulla magnifica Valle della Dogana, così chiamata in quanto lungo di essa correva il confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie.
Ci attende, ora, un lungo tratto di salita che ci conduce in località Camporotondo. Qui le nostre ruote ritrovano l'asfalto, ma solo per qualche centinaia di metri.
La salita, infatti, prosegue nuovamente su fondo sterrato appena lasciate le ultime case della località. Siamo nel cuore della faggeta, in un tratto di vegetazione molto fitta, che attraversiamo lanciandoci, poi, nella divertente discesa che ci fa "atterrare" sull'ampio pianoro di Cesa Cotta.
Si risale leggermente, sempre con bella vista sulla vallata, fino a giungere al Campo della Pietra. Qui è d'obbligo una breve deviazione (1,5 km di salita asfaltata) per raggiungere il piazzale posto al valico, dal quale si può ammirare un vastissimo panorama verso la ripida valle sottostante.
Ci troviamo in prossimità del Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra, che è possibile raggiungere tramite un sentiero pedonale che parte dal piazzale. Il Santuario, la cui origine è dubbia e per essa - infatti - esistono diverse leggende (la più accreditata è quella che narra di alcuni buoi caduti dall'alto, nella scarpata, ma atterrati salvi proprio dinanzi all'entrata della struttura), si presenta quasi incastonato nella roccia ed è mèta di costanti pellegrinaggi, oltre che di una processione che, nel mese di giugno, attira migliaia di fedeli.
Siamo a poco più di metà dell'itinerario e possiamo approfittare dell'unico punto di ristoro del percorso per rifocillarci e rabboccare le borracce.
Dal sacro al profano, da una Trinità a… un altro! Ridiscesi al Campo della Pietra, ci soffermiamo in prossimità di quello che, a prima vista, potrebbe apparire davvero come un elemento insolito ed assolutamente estraneo a questi luoghi incontaminati: alla riproduzione del poster cinematografico del noto film "Lo chiamavano Trinità" è riservata un'apposita installazione, con tanto di dedica per celebrare i 50 anni di questa iconica produzione, di cui molte scene furono – appunto – girate in questi luoghi.
Affrontiamo con molta cautela la successiva discesa, in quanto ripida ed esposta, oltretutto su un fondo di grosse pietre smosse, per raggiungere l'inizio del Fosso Fioio, che lasciamo ben presto perché, al km 37 del percorso, giriamo a destra e ci immettiamo sull'impegnativa salita che ci porterà al Piano Morbano.
Si tratta di una salita in cui solo i bikers più esperti riusciranno a non mettere il fatidico "piede a terra", sia per la sua pendenza sia per il fondo al limite dell'impraticabilità.
Appena il tempo di rifiatare tra le mandrie di bovini che pascolano sul pianoro ed ecco che inizia la seconda parte della salita verso il valico di Monte Morbano. Il fondo, per fortuna, ora si presenta più compatto e pedalabile, ma la pendenza per circa 1,5 km non molla davvero mai… Il panorama che, allo scollinamento, si apre alla nostra sinistra ripaga in ogni caso di tutta la fatica accumulata!
Affrontiamo con molta cautela la successiva discesa dal fondo sempre piuttosto irregolare, facendo estrema attenzione soprattutto al ripido tornante che ci si presenta con un "preavviso" ben evidente e che ci consente, così, di studiare comunque la migliore traiettoria da seguire, per raggiungere infine lo scenografico pianoro di Campolungo.
Le fatiche di giornata sono ormai terminate: solo un brevissimo tratto di salita pedalabile, infatti, ci introduce nella Valle di Macchialunga. Attraversato l'ultimo, fittissimo, tratto di faggeta, possiamo lasciar andare le nostre ruote senza nemmeno più pedalare fino al rientro al punto di partenza.
La variante ridotta: come si può evincere facilmente dalla planimetria riportata più sotto, l’itinerario può essere anche accorciato, approfittando di una “strozzatura” tra i due anelli. In particolare, al km 18,5 del tracciato, superato un tratto di salita con tornanti nel bosco, un evidente bivio ci può consentire di girare a destra (mentre la traccia principale segue a sinistra) e tagliare 22 km dell’itinerario, evitando in sostanza il secondo anello per ricongiungerci al km 40,7 del percorso, appena prima della salita per lo scollinamento del valico di Monte Morbano.
QUANTO, COME, QUANDO
QUANTO
Percorso completo:
km totali: 57, di cui:
asfalto: 8 km
sterrato: 49 km
dislivello positivo: 1.410 mt
altitudine minima: 866 mt s.l.m.
altitudine massima: 1.498 mt s.l.m.
Variante ridotta:
km totali: 35, di cui:
asfalto: 4 km
sterrato: 31 km
dislivello positivo: 900 mt
altitudine minima: 866 mt s.l.m.
altitudine massima: 1.498 mt s.l.m.
COME
L’itinerario è praticamente tutto in fuoristrada, con passaggi impegnativi e tratti (sia di salita sia in discesa) molto ripidi con fondo di pietre smosse. Sicuramente è più adatto alle MTB (seppure - attenzione! - sconsigliato ai neofiti del genere) rispetto alle bici gravel, ma i ciclisti più esperti potranno optare anche per questa seconda soluzione, nella consapevolezza - comunque - di dovere mettere il piede a terra in alcune occasioni, così come riportato nella descrizione del tracciato.
In considerazione dell’assenza di punti di approvvigionamento di acqua (salvo acquistarla ai banchi di ristoro sul piazzale nei pressi del Santuario di Vallepietra), è consigliabile portare con sé due borracce piene.
QUANDO
A causa delle precipitazioni nevose nella zona interessata dal percorso, l’itinerario non risulta fattibile dal tardo autunno fino alla prima parte della primavera. Sicuramente, il periodo più consigliabile per affrontare il percorso e godere sia di temperature miti sia dei colori accesi del “foliage” è quello della prima parte dell’autunno.