Gravel / MTB / Ciclabili

Panoramica di Monte Argentario e laguna di Orbetello

Mare e montagna, laguna e collina, spiagge e pinete, porti e piste ciclabili, fortezze medievali e fenicotteri rosa: in Toscana sono sufficienti appena poche decine di chilometri per scoprire, in una sola giornata, un territorio così vario che sembra di avere pedalato ben più a lungo.


Punto di partenza prescelto per questo itinerario è la stazione FS di Orbetello - Monte Argentario, raggiungibile con il servizio regionale delle ferrovie con possibilità di bici al seguito e dotata anche di un grande parcheggio per chi, invece, dovesse preferire arrivare allo start con l'auto.

Dopo 5,4 chilometri di strada secondaria pressoché priva di auto, entriamo nella riserva naturale del Tombolo della Feniglia: di fatto, un’enorme duna che collega il monte Argentario alla collina di Ansedonia e caratterizzata da una lunga spiaggia sabbiosa a forma di mezzaluna.

Attraversiamo la riserva percorrendo la strada sterrata (riservata a pedoni e ciclisti) ricoperta da una fitta pineta, ignorando le numerose deviazioni che, sulla nostra destra, portano al sentiero ornitologico affacciato sulla laguna di levante e ci immettiamo sulla pista ciclabile che proviene da Porto Ercole.

Sbuchiamo al cospetto della grande laguna, ma non è questo il momento per godercela: lo faremo al termine dell’itinerario. Ora, invece,  attraversiamo la strada e prendiamo la ciclabile in direzione di Porto S. Stefano.

Si tratta di un percorso realizzato sul sedime della ex ferrovia Orbetello – Porto S. Stefano (inaugurata ai primi del ‘900 e dismessa durante la seconda guerra mondiale, a causa dei bombardamenti subìti) e di tale caratteristica si ha un’evidente percezione nel suo tratto finale: dopo un’interruzione di qualche chilometro che ci obbliga a pedalare sulla strada panoramica insieme al traffico automobilistico, percorriamo infatti alcune suggestive gallerie che si alternano a tratti di ciclabile scavati tra alte pareti di roccia.

Dopo il silenzio e la tranquillità dei lunghi tratti percorsi in sede protetta, l’uscita dall’ultima galleria, come un inatteso “stargate”, ci catapulta d’improvviso in una realtà differente. Maestri d’ascia e apprendisti al lavoro nel cantiere navale, il brulichio dei turisti in attesa di imbarcarsi per le isole dell’arcipelago toscano, lo “struscio” sul viale adornato di palme che conduce al salotto cittadino costituito dal piazzale dei Rioni, la febbrile attività dei numerosi locali che circondano il porto: soprattutto in alta stagione, Porto S. Stefano rappresenta di certo il maggiore centro vitale del promontorio.

La parentesi cittadina dura poco: eccoci quindi ad affrontare la lunga salita (8,5 chilometri) che costituisce la prima parte della strada panoramica che permette di compiere il periplo del monte Argentario.

Se il meteo è favorevole (del resto, perché organizzare una pedalata qui se la giornata non dovesse promettere bene?), la vista può spaziare fino all’orizzonte e sembra quasi di toccare con mano l’isola del Giglio.

I profumi sprigionati dalla fitta vegetazione mediterranea e alimentati dalla brezza di mare ci avvolgono mentre superiamo il g.p.m. di giornata e ci lanciamo nella veloce discesa, come a volerci tuffare nelle acque turchesi che ci attendono, laggiù.

La panoramica prosegue, curva dopo curva, sempre a picco sul mare. Numerose sono le “cale” che si possono raggiungere grazie a deviazioni o sentieri sterrati sulla nostra destra.

Al km 42,9 dalla partenza, inizia il ballo. Non il bello (quello era iniziato al km 0), ma proprio il ballo.

Se mai qualcuno, pedalando sin qui, si fosse chiesto per quale motivo l’itinerario sia indicato come adatto solo a MTB o bici gravel, scorgendo le prime pietre smosse sul tracciato potrà velocemente dissipare qualsiasi dubbio dalla propria mente.

Dopo una ripida rampa, circa 3 chilometri di discesa su pietraia impegnano le nostre energie e occorrono concentrazione (messa a dura prova dal paesaggio circostante e dal suggestivo profilo della medievale Torre dell’Avvoltore che appare davanti alle nostre ruote, attirando invece lo sguardo) e un sapiente dosaggio dei freni, per rimanere sicuri in sella.

Al termine del tratto sterrato, nemmeno il tempo di far riposare i polsi che uno strappo ripidissimo, con una pendenza massima intorno al 20%, ci fa mancare il fiato. Fortunatamente, ci attende poi la lunga e filante discesa su asfalto che, con numerose e divertenti curve panoramiche (ci vengono incontro l’imponente Forte Stella - edificato nel XVI secolo - e il noto “Isolotto” dell’Argentario), ci fa letteralmente planare su Porto Ercole.

Il paese ci appare decisamente più intimo e raccolto rispetto a Porto S. Stefano, probabilmente perché i locali che qui circondano il porticciolo si trovano al di sotto della sede viaria principale.

Così, l’unica stradina di accesso al porto stesso appare quasi come l’ingresso di un teatro naturale che noi, spettatori non paganti, possiamo visitare magari spingendoci oltre il bastione di Santa Barbara, fino al termine del molo.

Qui, le posizioni si ribaltano e, da spettatori, sembriamo quasi divenuti noi gli attori, al cospetto della moltitudine di case colorate, arroccate sulla collina come su digradanti spalti nel verde.

Una breve salita ci conduce fuori dalla zona del porto. Ora possiamo di nuovo pedalare in sicurezza lungo la pista ciclabile separata dalla strada principale.

Al km 57,8 dalla partenza, la ciclabile raggiunge la laguna di Orbetello e prosegue sulla Diga Leopoldina, edificata nel XIX secolo sui resti di un antico acquedotto romano e che divide la laguna di ponente da quella di levante.

Pedaliamo come sospesi sull’acqua, attraversando questa riserva protetta dove, tra l’autunno e la primavera, è possibile ammirare lo spettacolo offerto dai fenicotteri rosa, grazie anche ai numerosi capanni per il “birdwatching” disseminati intorno alla laguna.

L’iconico mulino quattrocentesco di Orbetello, funzionante in origine solo ad acqua ma poi dotato anche di pale per lo sfruttamento dell’energia eolica (modifica realizzata dagli spagnoli quando il territorio passò sotto il controllo del Regno di Napoli), sembra quasi silenziosamente suggerirci un’ultima foto rappresentativa della giornata.

In effetti, solo pochi altri colpi di pedale sulla ciclabile ci separano dalla stazione da dove abbiamo iniziato e dove, appagati, terminiamo il percorso.


QUANTO, COME, QUANDO

QUANTO

km totali: 63, di cui:

tratti in sede stradale: 35,8 km

sterrato / strade bianche: 9,7 km

piste ciclabili: 17,5 km

 

dislivello positivo: 850 mt

altitudine minima: -3 mt s.l.m.

altitudine massima: 339 mt s.l.m.

COME

Il percorso descritto può essere affrontato solo con una MTB o una bici gravel, in quanto l’anello completo della strada panoramica del monte Argentario comprende un tratto sterrato di circa 3,5 km, impegnativo e non percorribile con una bici da strada

QUANDO

L’itinerario è fattibile tutto l’anno, ma si sconsiglia il periodo di piena estate, sia per le temperature elevate sia per il maggiore traffico dei veicoli a motore e la folla che riempie Porto S. Stefano e Porto Ercole.


Note:

La descrizione del percorso e la traccia (che si può scaricare al link sotto all’altimetria), naturalmente, non tengono conto di eventuali interruzioni/impraticabilità che dovessero verificarsi per cause occasionali o di nuove chiusure di fondi attraversati.

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