Gravel / MTB / Ciclabili
Il litorale romano nord
Tra boschi e castelli, torri e paludi, necropoli e cascate, spiagge e reperti: un lungo e articolato itinerario per pedalare dove il mare incontra la storia, a pochi passi dalla capitale.
Punto di partenza prescelto per questo itinerario è la stazione FS di Maccarese-Fregene, che può essere facilmente raggiunta in treno, con la bici al seguito (linea delle ferrovie regionali) e che, inoltre, è dotata di un grande parcheggio auto per chi magari preferisce portare la bici allo start in completa autonomia.
Partiti, dunque, dal piazzale della stazione, dopo meno di due chilometri già possiamo lasciare il traffico automobilistico, addentrandoci tra gli ulivi in una strada nascosta ai margini del parcheggio del bar Breccia, ben noto ai ciclisti della zona, oltre che agli appassionati di moto d'epoca.
Una secca curva a sinistra ci introduce in un segmento sterrato nel quale occorre fare attenzione per gli improvvisi tratti sabbiosi che si presentano davanti alle ruote. Circondati dalla vegetazione, proseguiamo ai margini degli ampi vigneti che si estendono sulla collina e, attraversate un paio di aziende agricole, ci troviamo a pedalare accanto alla S.S. Aurelia, che oltrepassiamo grazie a un sottopassaggio.
Superato il campo sportivo di Aranova, un piccolo (e quasi invisibile) dosso che troviamo sulla nostra sinistra ci permette di accedere a un nuovo tratto sterrato.
In vista del casello autostradale di Torrimpietra, oltrepassiamo una sbarra (grazie al passaggio laterale) e ci avviamo verso un ulteriore segmento in fuoristrada che ci permette di giungere nel borgo di Palidoro evitando gran parte del traffico della S.S. Aurelia.
Nei pressi di una fontana, dove già possiamo rabboccare le nostre borracce, è d'obbligo un omaggio al monumento a Salvo D'Acquisto, vicebrigadiere insignito della medaglia d'oro al valor militare giacché, durante la seconda guerra mondiale, a soli 23 anni sacrificò la propria vita per salvare un gruppo di civili durante un rastrellamento per rappresaglia ad opera delle truppe naziste.
A questo punto, per evitare un tratto della S.S. Aurelia, che comunque dovremo percorrere al ritorno nella seconda parte del nostro lungo itinerario, scegliamo di allungare un po' in fuoristrada, andando alla scoperta della collina che si può raggiungere girando al bivio verso la fattoria Salvucci, su via di Castel Campanile.
La scelta premia. La deviazione, infatti, è davvero piacevole, seppure presenta alcuni tratti sabbiosi e un po' insidiosi, soprattutto nella parte di discesa che, nel secondo tratto di questo che – di fatto – è un "ferro di cavallo", ci riporta verso la S.S. Aurelia, in vista del mare.
Evitiamo nuovamente il traffico della via consolare girando dopo pochi metri al primo semaforo e procediamo lungo una piacevole strada, per lo più ombreggiata, che al chilometro 27 del nostro itinerario ci conduce alla base di una suggestiva rocca di tufo che si erge nel cuore della campagna. È il momento di scalare sul rapporto più agile per affrontare il primo tratto in doppia cifra della giornata!
La salita, molto ripida ma fortunatamente breve, ci consente di scoprire il borgo di Ceri, proiettandoci così per qualche minuto quasi indietro nel tempo, in una silenziosa piazzetta circondata da mura merlate realizzate dai Torlonia e dalle quali possiamo affacciarci per una visione a 360 gradi del territorio circostante.
Ridiscesi dalla rocca, torniamo indietro per un paio di km e giriamo a destra, affrontando uno strappo che ci porta sulla collina, in aperta campagna, dove procediamo su un nuovo tratto sterrato che taglia uliveti e campi coltivati.
Al km 31,1 dell'itinerario, siamo di nuovo con le ruote sull'asfalto e procediamo per cinque chilometri, fino a giungere nuovamente in un luogo che appare riportarci indietro di secoli.
Ci troviamo nel cuore di Cerveteri, in piazza Santa Maria, al cospetto dell'omonima chiesa romanica di Santa Maria Maggiore, il cui nucleo originario risale all'anno 1000. Ci godiamo una breve pausa nel silenzio, quasi "protetti" dalle medievali mura merlate e dalle antiche torri, su una delle quali spicca il singolare orologio a sei ore, risalente all'anno 1764.
Ma Cerveteri, naturalmente, è ben più nota per la sua necropoli, che raggiungiamo in appena un chilometro per poi attraversarla in rispettoso silenzio, affascinati dalle numerosissime tombe, a tumulo o "a dado", erette ai fianchi della via sepolcrale, le più antiche delle quali risalgono a quasi 3000 anni fa!
Al termine della necropoli, proseguiamo sempre su fondo sterrato fino ad affrontare una ripida e insidiosa discesa che ci porta ad attraversare il torrente Vaccina sul guado del Fosso della Mola.
Ci troviamo nella zona della Tuscia definita (con malcelato e anche un po' iperbolico orgoglio…) "l'Amazzonia del Lazio". La vegetazione è fittissima e lussureggiante e i visitatori, a piedi o in bici, possono procedere incuriositi, alla scoperta delle numerose e suggestive cascate disseminate nel bosco.
La prima di esse è denominata "cascata del Vaccinello" ed è raggiungibile solo seguendo fino in fondo il torrente Vaccina, il che è ovviamente possibile in bici unicamente quando la portata dell'acqua è scarsa.
Sorprendente lo spettacolo che ci attende al termine della gola, dove, quasi fossimo in un'intima piazzetta, possiamo ammirare dal basso il notevole salto che compie il corso d'acqua.
Tornati indietro sulla sterrata principale che attraversa il bosco, continuiamo in direzione nord scorgendo una serie di rovine di edifici (si tratta delle antiche "ferriere" dello Stato Pontificio, forni in uso fino al 1600), fino a compiere un'altra deviazione, scendendo sulla sinistra sul Fosso della Mola, e giungendo così alla "cascata Braccio di Mare".
Rientrati sul percorso principale, ci attende ora un tratto decisamente impegnativo. Si tratta del tortuoso e ripido "snake", dove solo i bikers più esperti riescono a non mettere il piede a terra… Superata la parte più impegnativa della salita, giriamo a sinistra per raggiungere poi in discesa il laghetto in cui si getta la "cascata di San Giuliano", quella con il salto decisamente più imponente.
Risaliamo in quota e ci dirigiamo proprio nella località che dà il nome all'ultima cascata ammirata. Al termine di uno strappo impegnativo raggiungiamo, infatti, il borgo di Castel Giuliano e quindi procediamo, di nuovo su asfalto, in aperta campagna fino al km 50,6 del nostro itinerario. Ci attendono ora due piacevoli tratti in fuoristrada, inframezzati da poche centinaia di metri di asfalto.
Dalla via di Valle Luterana, che presenta anche l'attraversamento di un suggestivo "canyon" tra pareti di tufo, è infatti sufficiente percorrere un brevissimo tratto della via Settevene-Palo per girare a sinistra, superando una sbarra grazie a un passaggio laterale, per ritrovarci di nuovo con le ruote sullo sterrato. Procediamo attraverso i campi per più di 4 km, facendo attenzione ad alcuni tratti sabbiosi, fino a ritrovarci di nuovo alle porte di Cerveteri.
Evitando, ora, di risalire nel centro storico, attraversiamo invece la parte bassa della cittadina e successivamente la S.S. Aurelia, sfiorando il nucleo abitato di Cerenova. Ci ritroviamo, così, sul lungomare alle porte di Ladispoli e una breve deviazione, ben segnalata, ci permette di scoprire il monumento naturale della Palude di Torre Flavia.
Si tratta di una zona umida protetta, di grande importanza per la tutela dell'avifauna migratoria (non a caso, nell'anno 2014 è stata giudicata come l'oasi più bella dove fare birdwatching), che attraversiamo grazie a un sentiero ciclopedonale che ci conduce proprio sulla spiaggia.
Qui ci attende un'altra sorpresa del nostro itinerario naturalistico-culturale. I resti di Torre Flavia, manufatto difensivo dello Stato Pontificio gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale, appaiono protendersi verso il mare, a causa dell'erosione dell'acqua che man mano negli anni ha fatto arretrare la linea della battigia.
Ritornati sul lungomare, ci prepariamo all'attraversamento di Ladispoli, tra nuovissime piste ciclabili in sede protetta, tratti a bordo spiaggia e due ponti (sui fossi Vaccina e Sanguinara) da superare con la bici condotta a mano.
Dopo il secondo ponte, una deviazione di pochi metri sul marciapiede, sempre mantenendo la bici condotta a mano, ci consente di ammirare i resti del pavimento a mosaico della vasca di un'antica villa romana.
Lasciata la cittadina, al chilometro 74,3 del percorso iniziamo a pedalare ai margini dell'area WWF del bosco di Palo Laziale, su una piacevole pista ciclopedonale che alterna tratti asfaltati ad altri sterrati.
L'area protetta circonda uno dei monumenti simbolo del litorale di Roma nord: il grandioso castello Odescalchi. Si tratta di una fortificazione di epoca medievale che oggi è possibile affittare per matrimoni ed eventi e che è affiancata dall'edificio della Posta Vecchia, costruito nel 1640 come dépendance per la servitù degli ospiti del castello, nonché per alloggiare stalle e depositi per carrozze, e che è stato ristrutturato e ormai adibito a hotel e ristorante di lusso.
Per ammirare il castello, al termine della ciclopedonale compiamo una breve deviazione che ci porta sulla spiaggia di Marina di San Nicola, frequentata località balneare, nota come lo "scrigno del Tirreno", dove troviamo anche i resti di uno dei numerosi bunker della seconda guerra mondiale sparsi lungo tutto il litorale laziale.
Ma questa amena località nasconde altre sorprese. Tornati indietro e raggiunto nuovamente il lungomare al km 78,4 dell'itinerario, proseguiamo fino a trovare dei gradini sui quali ci arrampichiamo con bici condotta a mano, fino a raggiungere la sommità della collina.
Qui si aprono davanti ai nostri occhi i resti di una maestosa villa romana, solo parzialmente riportata alla luce, risalente al periodo augusteo e che viene denominata la "villa di Pompeo" in quanto si ritiene che essa sia appartenuta a Gneo Pompeo Magno (I secolo a.C.). Parte dei materiali della villa furono utilizzati, insieme a moderno cemento, per costruire una torretta di avvistamento della seconda guerra mondiale, il cui rudere è ancora oggi visibile nei paraggi.
Ben evidente e decisamente suggestivo è il criptoportico della villa, un lungo corridoio munito di piccole finestre affacciate sul mare, che ci fa immaginare come gli abitanti della villa alternassero i bagni nel mare alle passeggiate al fresco e al riparo dalla luce del sole.
Lasciamo la località balneare e ora siamo obbligati a percorrere un tratto della S.S. Aurelia. Si tratta, comunque, di appena 3,5 chilometri, oltretutto dotati di un'ampia corsia di emergenza (con piacevole vista sui campi coltivati) che possiamo adottare come nostra pista ciclabile personale per procedere in maggiore sicurezza.
Paradossalmente, il pericolo aumenta proprio quando lasciamo la consolare. I successivi 3 km che ci conducono a Passoscuro, infatti, ci vedono pedalare su una strada sì suggestiva (sfiliamo, infatti, all'interno di una vera e propria "galleria" verde) ma al contempo molto stretta. Le auto che ci sorpassano, quindi, ci costringono ad avvicinarci al massimo verso il margine esterno (e molto accidentato) della carreggiata.
Al km 87,6 dell'itinerario, eccoci a Passoscuro, un'altra delle località balneari protagoniste della nostra uscita. Una breve pista ciclabile adornata da coloratissimi murales ci conduce nei pressi del ponticello che attraversa il Rio Tre Denari.
Siamo nel cuore della "Riserva Naturale del litorale romano", qui caratterizzata anche dalle dune sabbiose che separano dalla spiaggia la passerella ciclopedonale di recentissima sistemazione e che si collega, senza soluzione di continuità, alla lunga pista ciclabile adiacente agli stabilimenti balneari del lido di Maccarese.
Lasciato il lungomare, ci addentriamo nei territori della bonifica, realizzata ormai cento anni fa per debellare dalla malaria l'ampia zona paludosa e restituire alla popolazione locale notevoli appezzamenti di terra coltivabile.
Oltrepassato il borgo di Maccarese, al ponticello giriamo a destra e, poco dopo, ci inoltriamo su via Tirrenia, una strada isolata e lontana dal traffico che più avanti diviene sterrata. Improvvisamente, come se la vegetazione si aprisse a mo' di sipario, un'altra sorpresa ci appare davanti agli occhi. L'imponente Torre di Maccarese, detta anche Torre Primavera, fu fatta erigere da Papa Pio V nell'anno 1575, a difesa della costa come avamposto del castello San Giorgio che tra qualche km potremo ammirare da vicino.
Superata lateralmente una sbarra che troviamo poco dopo la torre, ci avviamo di nuovo verso il mare, per percorrere la pista ciclabile sul lido di Fregene che termina in prossimità dell'Oasi WWF di Macchiagrande. Ritornati nuovamente nel cuore delle terre bonificate, evitiamo il traffico percorrendo un paio di km sul viale dei Collettori, una strada bianca che, attraversando numerosi canali, collega Fiumicino a Maccarese.
Rieccoci in vista del borgo di Maccarese. Ora passiamo proprio accanto al già citato castello San Giorgio, imponente struttura derivante dalla trasformazione di una villa normanna del XIII secolo e il cui nome, secondo la leggenda, viene fatto risalire al cavaliere Giorgio, resosi protagonista dell'uccisione di un drago, un serpente gigante che seminava il terrore tra i contadini e pescatori della zona.
Pochi colpi di pedale ci separano, ormai, dal "traguardo". E quasi tutti da compiere in sicurezza, sulla pista ciclabile che scorre accanto alla strada trafficata. Al termine della ciclabile, infatti, giriamo a sinistra e poco più avanti scorgiamo il sottopassaggio che ci riporta direttamente alla stazione di partenza, certamente soddisfatti della ricca esperienza odierna.
QUANTO, COME, QUANDO
QUANTO
km totali: 111,5, di cui:
asfalto: 65,1 km
sterrato / strade bianche: 35,9 km
piste ciclabili: 10,5
dislivello positivo: 945 mt
altitudine minima: 0 mt s.l.m.
altitudine massima: 243 mt s.l.m.
COME
Il percorso può essere affrontato solo con una MTB o una bici gravel. Sono escluse le bici da corsa perché inadatte ai segmenti in fuoristrada presenti. In considerazione del suo sviluppo “a otto”, come si può ben evincere dalla planimetria sotto riportata, l’itinerario può anche essere suddiviso in due uscite differenti, magari parcheggiando l’auto in località Marina di San Nicola, che si trova più o meno al centro del tracciato.
QUANDO
L’itinerario è fattibile tutto l’anno, anche se, nei periodi piovosi, lunghi tratti saranno decisamente più difficili da percorrere per via del fango. Da evitare, per evidenti motivi di traffico e di affollamento, i fine settimana del periodo estivo.