Gravel / MTB
"Carpe diem" sui Monti Lucretili
Dalla villa di Orazio alle rovine di un'abbazia nascosta tra i boschi, dal panorama che si gode seduti su una panchina gigante alla degustazione della pizza più buona del territorio, da un ninfeo intatto da secoli a un idilliaco laghetto incastonato nel verde, dai numerosi castelli che dominano le vallate ai piacevoli sentieri sterrati lontani dal traffico: ecco un lungo, sorprendente, impegnativo e certamente appagante itinerario tra storia, natura e curiosità.
Punto di partenza prescelto per questo itinerario è la stazione FS di "Valle dell'Aniene-Mandela-Sambuci", raggiungibile con il servizio regionale delle ferrovie con possibilità di bici al seguito. Chi, invece, dovesse preferire arrivare allo start con l'auto, potrà usufruire del parcheggio nel piazzale della stazione o di quello assai più grande situato al di là della strada.
Iniziamo a pedalare sulla trafficata S.S. Tiburtina, in direzione di Roma, ma fortunatamente sono sufficienti appena 2 chilometri per lasciare la statale e girare a destra, sulla "Licinese", in direzione nord. Siamo pronti ad addentrarci nel Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili.
Dopo altri 2 km, un bivio ci indica la svolta per affrontare una salita pedalabile che ci porta a Roccagiovine, località che attraversiamo per raggiungere, al chilometro 8,5 del nostro itinerario, la prima delle molteplici "scoperte" che caratterizzeranno la giornata.
Il "ninfeo degli Orsini" è una struttura semicircolare, eretta nel XV secolo, che sorge probabilmente sul luogo sacro dell'antica Fons Badusiae ricordata dal poeta romano Orazio in un suo carme. Stupisce come questo luogo quasi magico resista intatto da oltre cinque secoli, nonostante esso si trovi lungo la strada, senza alcuna chiusura a sua protezione.
Ben recintati, invece, sono i resti della villa di Orazio che possiamo scorgere immediatamente dopo il ninfeo, girando a destra e affrontando una ripida discesa.
La villa (visite solo su prenotazione) risale all'anno 32 a.C. e fu donata al poeta dall'imperatore Augusto per il tramite del consigliere Mecenate. Di essa, possiamo ancora oggi ammirare la particolare muratura in opera reticolata.
Un rapido tuffo indietro nella storia, dunque. Ma allora, continuando nel solco dei ricordi di Orazio, facciamo nostra la sua nota esortazione ("carpe diem!") e riprendiamo la nostra pedalata, desiderosi di goderci davvero fino in fondo quello che la giornata ci riserverà.
Ritornati sulla Licinese affrontando una ripida discesa su un fondo in pavé, attraversiamo il paese di Licenza e, al km 12,1 del nostro percorso, giriamo a sinistra per raggiungere in salita una piccola curiosità e un angolo dove poterci riposare decisamente… alla grande!
Iniziativa partita dalla regione Piemonte allo scopo di valorizzare il territorio grazie allo sfruttamento di punti panoramici, l'installazione delle "big bench" (panchine giganti) è divenuta via via una simpatica pratica sempre più diffusa anche in altre regioni. Del resto, seduti qui, all'altezza di un tornante alle porte di Civitella di Licenza, davvero il riposo può essere arricchito dalla visione del borgo di Licenza, che dal basso non avevamo potuto apprezzare appieno.
Ridiscesi sulla Licinese, continuiamo sempre in leggera salita fino al km 17 dell'itinerario, in località Percile. Giriamo a destra e, attraversato il borgo, ci addentriamo nel cuore del Parco affrontando una ripida salita sulla quale ben presto l'asfalto sparisce e lascia il posto a un impegnativo fondo di pietrisco.
Dopo circa 4 chilometri dal paese, grazie a un passaggio laterale oltrepassiamo un cancello che impedisce alle auto di continuare ed ecco che un cartello informativo ci dà il benvenuto nella Tenuta lago di Percile.
In realtà, i laghi, anzi i "lagustelli" come qui vengono chiamati, sarebbero due (il Marraone e il Fraturno), ma in effetti solo il secondo può essere apprezzato appieno, mentre del primo rimane ormai ben poco ed è oltretutto scarsamente visibile dalla strada, oltre che non raggiungibile in bici.
Ci avviamo, dunque, in direzione del lago Fraturno. Il fondo diviene sempre più sconnesso e la pedalata si fa via via più impegnativa, anche in considerazione della ripida discesa che ci conduce sulle sponde del lago.
L'impegno profuso è comunque ripagato dall'ambiente idilliaco dove ora ci troviamo. Come una luminosa pietra preziosa incastonata in un anfiteatro naturale di vegetazione, il "lagustello" invoglia a una sosta per oziare un po' sulla sua riva, lontani dal caos cittadino e dalla frenesia quotidiana.
Ritorniamo sui nostri passi e, al chilometro 30,8 dell'itinerario, eccoci di nuovo sulla Licinese. Proseguiamo in leggera salita, con ampie svolte che permettono di godere di improvvisi scorci su Percile, che appare e scompare tra la vegetazione.
Dopo quasi 10 km, entriamo nel paese di Orvinio. Dominato dal suo imponente castello, di cui rimangono elementi originali come il maschio cilindrico e le mura merlate, il borgo merita certamente una sosta un po' più lunga, anche per ragioni… gastronomiche!
La pizza de "il forno di Rosina", in effetti, è quasi divenuto "luogo di culto" per i numerosissimi ciclisti (ma anche i motociclisti) che, soprattutto nei fine settimana, giungono a godersi un po' di fresco a un'altitudine qui superiore a 800 mt s.l.m.
Ci addentriamo, ora, nella parte più suggestiva del paese, oltrepassando la porta che dà accesso all'area medievale di "Canemorto". Eh già, pare che così fosse chiamato il borgo fino alla metà del XIX secolo. Narra la leggenda che, durante la battaglia di Carlo Magno contro le truppe dei Saraceni, il comandante di questi ultimi, di nome Khan, venne ucciso. Il popolo esultò al grido di "Khan è morto" e da questa esclamazione sarebbe nato il curioso toponimo attribuito al centro abitato.
Attraversare il borgo non è solo una piacevole esperienza in sé, ma consente anche di raggiungere uno spettacolare punto panoramico sconosciuto ai frettolosi visitatori che si limitano a transitare solamente sulla strada principale del paese, sulla quale ora comunque torniamo per lasciare Orvinio con una veloce discesa
Al km 42,6 del percorso, giriamo a destra imboccando una stradina quasi invisibile che ci porterà al cospetto della sorpresa decisamente più affascinante della giornata.
Superata una fattoria, il fondo diviene sterrato e impegnativo e occorre fermarsi per aprire (e poi richiudere dietro di noi!) una rete di contenimento del bestiame. Poche centinaia di metri e, sulla nostra sinistra, ecco apparire i resti dell'abbazia di S. Maria del Piano.
Secondo la tradizione, la costruzione dell'abbazia fu commissionata da Carlo Magno proprio come ringraziamento alla Madonna per la vittoria sui Saraceni appena sopra menzionata. Utilizzata per lungo tempo come monastero dai padri Benedettini (non a caso, un cartello ci ricorda che ci troviamo proprio sul tracciato del "cammino di San Benedetto"), alla fine del medioevo fu abbandonata e piano piano andò in rovina, finendo per perdere molti elementi decorativi a causa di numerosi saccheggi.
E' il momento di ritornare a Orvinio e, per farlo, prendiamo un'altra strada sterrata nel fitto bosco. Dopo avere oltrepassato un'altra rete per il bestiame, il bosco si apre e ritorniamo in vista del castello.
Eccoci di nuovo sull'asfalto, ma la maggiore scorrevolezza delle ruote sulla strada è “annullata” da una pendenza che via via si fa più impegnativa, fino a raggiungere il 20% all'ingresso del paese.
Riempiamo le borracce di acqua fresca, che "nasce da una sorgente del nostro territorio sita a m. 970 s.m. e per caduta diretta arriva nella nostra fonte" (così recita il cartello accanto alla fontana) e lasciamo Orvinio dal versante opposto rispetto alle rovine dell'abbazia, percorrendo una veloce discesa che ci proietta in un'ampia vallata dominata da verdissimi pascoli.
Al chilometro 52,7 del nostro itinerario, giriamo a destra per percorrere un viale alberato e lasciare nuovamente l'asfalto. Ci addentriamo, ora, in un tratto boschivo, percorrendo una lunga salita che ci conduce sotto le pendici del monte Aguzzo, fino a sfiorare quota 1.000 s.l.m.
La salita risulta lunga circa 6 km, con una pendenza piuttosto regolare. Anche il fondo compatto non comporta un impegno eccessivo e, così, possiamo goderci il panorama che, via via, si apre sempre di più sulla vallata sottostante, oltre che sui gruppi abruzzesi di Velino e Sirente che possiamo scorgere all'orizzonte.
Dopo una seconda, più breve, salita scendiamo velocemente in direzione di Vallinfreda, che raggiungiamo da una strada ripidissima transitando per il monumento naturale "Le Aie", una singolare sistemazione a terrazze di un'area montana, attrezzata per ospitare campeggiatori e frequentata da campi scout.
Rieccoci, dunque, con le ruote sull'asfalto. Le facciamo scorrere velocemente, approfittando della lunga discesa che, attraversato il paese di Riofreddo, confluisce sulla statale Tiburtina. Pochi chilometri e siamo nella piazza di Arsoli, dominata dall'imponente mole del Castello Massimo.
Sempre alla ricerca di strade lontano dal traffico motorizzato, lasciamo qui la Tiburtina e ci addentriamo nel paese, seguendo un percorso poco conosciuto che, con un paio di rampe ripidissime (pendenze al 18% e al 16%), collega Arsoli con Roviano.
Con vista sull'immancabile castello cittadino che domina i dintorni, proseguiamo alla ricerca di strade alternative, volendo ritardare il più possibile il ritorno sulla trafficata Tiburtina, e quindi ignoriamo consapevolmente le relative indicazioni, continuando a pedalare in quota.
La nostra scelta è ben presto premiata: è infatti un bellissimo sentiero sterrato di un paio di chilometri quello che ci riporta in valle sull'asfalto. In pochi minuti possiamo da qui raggiungere il punto di partenza e completare il nostro itinerario dopo avere goduto appieno di ogni minuto che la giornata ci ha offerto. Orazio sarebbe decisamente fiero di noi!
QUANTO, COME, QUANDO
QUANTO
km totali: 84,4, di cui:
asfalto: 60,2 km
sterrato / strade bianche: 24,2 km
dislivello positivo: 1.810 mt
altitudine minima: 301 mt s.l.m.
altitudine massima: 955 mt s.l.m.
COME
Il percorso può essere affrontato solo con una MTB o una bici gravel. Sono escluse le bici da corsa perché inadatte ai segmenti in fuoristrada presenti. Alcuni tratti sterrati sono piuttosto impegnativi, mentre le pendenze più ripide che si raggiungono sull’asfalto (fino al 20%) rendono a maggior ragione questo itinerario adatto solo a ciclisti allenati.
QUANDO
L’itinerario è fattibile tutto l’anno, anche se, nei periodi piovosi, lunghi tratti saranno decisamente più difficili da percorrere per via del fango.