Ciclabili e castelli:
alla scoperta del Lussemburgo
Tre giorni di pedalata circondato dai vividi colori autunnali, attraversando un concentrato di bellezze che uno dei luoghi forse più sottovalutati d'Europa sa offrire.
Esch-sur-Sure, ottobre 2025.
Seduto a consumare il mio panino per pranzo a un tavolino con vista panoramica, osservo una coppia che, complice anche la temperatura decisamente mite per il periodo, consuma un invitante gelato.
Guardandoli, penso che, tutto sommato, anche noi cicloviaggiatori potremmo essere considerati virtuali consumatori di gelato, suddivisi in due nette categorie.
Ci sono quelli che partono senza una mèta prefissata e vanno avanti a oltranza, fermandosi solo quando sono davvero stanchi o al calar della sera. Mi fanno venire in mente gli appassionati di gelato che lo consumano con voracità direttamente dalla vaschetta e smettono solo al raggiungimento del primo di due risultati: la pancia piena o la vaschetta vuota.
E poi ci sono i ciclisti che organizzano un viaggio prefissandosi delle tappe non troppo lunghe, per potersi godere la vacanza senza stancarsi troppo e mantenere, così, una forma ottimale in funzione delle giornate a seguire. Un po' come chi mangia il gelato riempiendosi una coppa monoporzione e rimettendo la vaschetta nel congelatore per evitare la tentazione di proseguire fino a farsi venire il mal di pancia.
Io, decisamente, appartengo a questa seconda categoria. È per questo che oggi, nonostante sia ancora presto, mi fermo qui, dopo appena 130 chilometri percorsi in due giorni (una distanza piuttosto breve per un cicloviaggiatore).
Ho infatti deciso di trascorrere il pomeriggio e pernottare in questo delizioso paesino dalle case con i tetti d'ardesia che appare quasi affettuosamente abbracciato dall'ansa del fiume che scorre attraversando la fitta foresta.
Una piccola perla. Una delle numerose che, come seguendo il filo di una collana, ho potuto ammirare in queste prime due tappe della breve ciclovacanza autunnale che ho voluto regalarmi.
Sono partito da Lussemburgo, la capitale che dà il nome all'intero Granducato, uno degli Stati più piccoli d'Europa che a mio parere viene troppo sottovalutato dai cicloturisti che lo escludono dalle grandi e piccole rotte scelte per le proprie esperienze a pedali.
Banche, fondi d'investimento, tassazione agevolata…: alzi la mano chi non abbia sempre identificato questa città limitandosi a tali scontati luoghi comuni, senza nemmeno avere la curiosità di andare oltre e, magari, scoprire e approfondire tutto ciò che Lussemburgo ha da offrire sotto l'aspetto storico, culturale e paesaggistico.
Una città scenograficamente posizionata su due livelli nettamente distinti. In basso, lungo i fiumi Pétrusse e Alzette, ecco il suggestivo e tranquillo quartiere Grund, dove si può passeggiare in silenzio tra edifici in pietra e antichi ponti, magari attendendo l'animata movida serale che ruota attorno a numerosi e caratteristici locali.
Lassù, invece, su un esteso sperone roccioso, il centro storico (ville haute) accoglie i visitatori con un elegante centro pedonalizzato che si presenta come un ordinato e accogliente salotto, dove affollati vicoli si alternano a grandi e scenografiche piazze su cui si affacciano chiese e palazzi di grande interesse architettonico.
E poi, quasi a costituire un'ideale linea di demarcazione tra le due parti della città, ecco lo "Chemin de la Corniche", spettacolare passeggiata panoramica, spesso definita "il più bel balcone d'Europa", che conduce a uno dei luoghi storici più interessanti del vecchio continente: le Casematte del Bock.
Si tratta di una straordinaria rete di gallerie a scopo difensivo scavate nella roccia a partire dal XVII secolo e inserite dal 1994 nell'elenco dei siti patrimonio mondiale dell'Unesco.
Oltre 23 chilometri di gallerie (oggi ne rimangono 17 e una parte è visitabile) estese fino a 40 metri di profondità, che offrivano riparo a circa 1200 soldati e 50 cannoni, costituendo così una roccaforte talmente inespugnabile che la città vecchia veniva al tempo definita "la Gibilterra del nord".
Lasciata la capitale, i primi due giorni di questa breve ciclovacanza sono stati dedicati alla scoperta di alcuni dei numerosissimi "gioielli" disseminati per il territorio, i quali costituiscono una caratteristica distintiva del Granducato ancora poco nota a tutti.
Quando si parla di castelli dei Paesi europei, Italia a parte, la mente si indirizza quasi sempre a località come la Scozia, la valle della Loira, la Boemia, etc.
Stupirebbe molti, quindi, apprendere che girovagando per il Granducato del Lussemburgo, vale a dire in un territorio con una superficie addirittura meno estesa della più piccola regione italiana (la Valle D'Aosta), si possono incontrare oltre cento castelli, tra manieri restaurati e affascinanti rovine medievali!
E sarebbe anche sorprendente per molti appassionati dei pedali scoprire che questo territorio, in cui ho trovato ben pochi chilometri di pianura, è dotato di un'estesissima e capillare rete di piste ciclabili tale da consentire di raggiungere numerosi dei luoghi più interessanti senza lo stress di dovere condividere la strada con i mezzi motorizzati.
Ciclabili e castelli, dunque. Due giorni a pedalare dentro fitte foreste, dove il mio fiato coordinato con il ritmo cadenzato sui pedali mi appariva quasi in sincrono anche con il respiro della vegetazione, o lungo le sponde di rigogliosi corsi d'acqua, circondato da quei brillanti colori della natura che solo la stagione autunnale sa regalare.
Il tutto con brevi e frequenti brevi digressioni, per l'appunto, al fine di raggiungere i più suggestivi manieri della zona.
A cominciare dal castello di Bourglinster, risalente all'anno 1098 e più volte ampliato e restaurato nel corso dei secoli. Un piccolo ed elegante edificio che oggi ospita mostre e concerti ed è dotato di un ristorante e sale banchetti per feste, ricevimenti ed eventi aziendali.
Si delinea, invece, come un complesso di rovine medievali solo parzialmente ricostruite, il castello di Larochette, che dalla cima di una collinetta domina i vicoli dell'omonima cittadina.
Strade sinuose che, viste dall'alto, risultano quasi farsi largo a forza tra la vegetazione dei boschi, evocando così il negativo fotografico di un rampicante che invece si espande nel cemento.
Quasi una virtuale "somma" dei primi due castelli mi è poi apparso il complesso del castello di Beaufort, situato nella regione del Mullerthal (definita anche la "piccola Svizzera" per i suoi paesaggi idilliaci e incontaminati) e costituito in effetti da due nuclei ben distinti.
Accanto ai resti di una fortezza risalente al secolo XI, possiamo qui trovare un maniero d'epoca rinascimentale, il quale è stato abitato fino all'anno 2012, quando la sua proprietaria è deceduta all'età di 97 anni. Visitare il castello, di conseguenza, appare più girare per le stanze di una casa privata che per le installazioni di un museo.
Racchiuso tra Francia, Belgio e Germania, il Lussemburgo (unica monarchia costituzionale al mondo retta da un Granduca) è sempre stato un punto d'incontro di varie culture, tanto che oggi, assieme al lussemburghese, anche il francese e il tedesco sono lingue ufficiali del paese.
Me ne sono pienamente reso conto a Vianden, dove ho concluso la prima tappa di questa breve esperienza autunnale. Un delizioso paese, costruito lungo le sponde del fiume Our dove il confine con la Germania sembra essere stato cancellato.
Sarà perché si tratta dell'ultima porzione del Lussemburgo liberata dall'occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale, nel febbraio del 1945, ma qui davvero tutto mi ha ricordato le mie precedenti visite in Germania.
A cominciare dal menu del ristorante, dove spiccava il tipico cordon bleu con patatine fritte, a cui - chissà come mai - la mia versione di "ciclista affamato" non ha potuto dire di no!
Ma il piatto forte di Vianden, naturalmente, è un altro. Complice anche la sua posizione dominante, il castello del paese, edificato tra l'XI e il XIV secolo, è indubbiamente uno dei più maestosi e affascinanti tra i manieri disseminati nel Granducato, anche per via del completo restauro a cui è stato sottoposto e che lo fa emergere dalla folta vegetazione come un grande attore a fine spettacolo su un palcoscenico sopraelevato rispetto alla platea cittadina, in attesa della meritata standing ovation.
Lasciata questa mattina Vianden, altri due castelli, nettamente diversi tra loro, sono poi apparsi dinanzi alle mie ruote.
Mentre del castello di Brandebourg, distrutto dai francesi nel 1687, rimangono solo le rovine, ben differente è l'immagine che offre di sé il magnifico castello di Bourscheid. Quest'ultimo edificio gioca un po' a nascondino tra la vegetazione, quasi scherzando con i visitatori che, per raggiungerlo dal sottostante fiume Sure, devono percorrere una lunga salita intorno alle mura, senza riuscire a rendersi conto per davvero di cosa li attende lassù. Tant'è che solo dalla ripresa aerea che mi ha regalato il drone ho potuto apprezzare la bellezza e l'imponenza della costruzione e le sei torri gotiche dai tetti a punta in ardesia erette a circondare quello che, di fatto, è il più grande castello del Lussemburgo.
Terza e ultima tappa di questa breve ciclovacanza. Dopo una meritata cena e una notte nel suggestivo silenzio di Esch-sur-Sure, eccoci entrambi carichi: la bici del suo bagaglio e io, invece, di rinnovata energia mista a curiosità. La consueta curiosità con cui inizio sempre a pedalare nei miei viaggi, giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro.
Oggi lascerò le foreste delle Ardenne lussemburghesi, per rientrare nella capitale. Nessun castello caratterizzerà l'itinerario che ho scelto, ma due invitanti e lunghe piste ciclabili per pedalare ancora in sicurezza, lontano dal traffico.
Come già accennato in precedenza, nel Granducato del Lussemburgo si sviluppa un'incredibile rete di piste ciclabili, estesa per circa mille chilometri (più della metà asfaltati), ancora più sorprendente se si considera la modestissima estensione del Paese.
La rete ferroviaria, poi, interamente gratuita (!), facilita la combinazione treno+bici per spostarsi comodamente in molti punti del territorio.
Tutti i trasporti pubblici, del resto, sono gratuiti nel Lussemburgo. Circostanza davvero singolare, oltre che certamente molto apprezzata e sfruttata sia dai locali sia dai turisti, che chiunque può apprendere non appena sbarcato dall'aereo, grazie al tabellone informativo posizionato proprio all'uscita dall'aeroporto.
Magari approfondirò l'argomento in un'altra occasione, perché oggi, complice l'ennesima giornata tiepida e asciutta, l'ultima cosa che mi attira è salire su un treno e il pensiero, quindi, nemmeno mi sfiora, mentre attraverso la foresta pedalando su questa pista ciclabile dove il silenzio è rotto solo dal rumore delle ruote sulle foglie dorate!
Nemmeno a farlo apposta, poi, la seconda pista ciclabile che incontro lungo l'itinerario prescelto si sviluppa proprio sulla rete ferroviaria, o – meglio – su ciò che ne rimane!
È sul sedime di una ferrovia dismessa, infatti, che pedalo nel pomeriggio, dopo una doverosa sosta per pranzare, godendomi gli ultimi istanti di quiete e di silenzio fino a giungere a Pétange, non lontano dalla capitale.
Dopo 214 chilometri e circa 3.000 metri di dislivello in salita percorsi in tre giorni, rientro nell'hotel dove avevo lasciato la valigia della bici. Tre giorni in cui, come mi capita sempre nei miei viaggi solitari in bici, il tempo in realtà è apparso come dilatato.
Mi piace pensare al concetto di "tempo" come a una scatola che ciascuno di noi ha in mano. Sono tutte scatole delle stesse dimensioni esterne, perché la velocità delle lancette dell'orologio è oggettivamente uguale per tutti. Ma solo ogni singolo individuo sa che cosa ha realmente raccolto dentro la propria scatola. Ed è questa la cosa che maggiormente conta.
Insomma: tre giorni, cinque… o dieci o quindici. Fa lo stesso. Che siano brevi o più lunghe, le mie ciclovacanze mi appaiono infatti come il "vissuto" teorizzato dal filosofo francese Henri Bergson, secondo il quale l'esperienza soggettiva e la percezione qualitativa del tempo contano ben di più rispetto alle sue mere quantificazioni e misurazioni.
Poteva forse fare eccezione un concentrato di bellezze come il Lussemburgo?
L’itinerario